"Partito di là, andò nella regione di Tiro e di Sidone. Ed entrato in una casa, voleva che nessuno lo sapesse, ma non potè restare nascosto. Subito una donna che aveva la sua figlioletta posseduta da uno spirito immondo, appena lo seppe, andò e si gettò ai suoi piedi. Ora, quella donna che lo pregava di scacciare il demonio dalla figlia era greca, di origine siro-fenicia. Ed egli le disse: “Lascia prima che si sfamino i figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”. Ma essa replicò: “Sì, Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli”. Allora le disse: “Per questa tua parola và, il demonio è uscito da tua figlia”. Tornata a casa, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato."
Capita ai personaggi televisivi che ti trovi ad ogni ora sul video e che poi incontri in città o in spiaggia, di sentirsi cercati. Se poi è un campione sportivo o una medaglia d’oro o un cantautore di cui conosci a memoria ogni testo e che ti passa in cuffia in tutti i tempi liberi lo desideri incontrare. In lui ti identifichi, ti interpreta la vita, sembra che ti capisca, che dia voce alle tue aspirazioni, ma l’hai sempre pensato grande, irraggiungibile, di alto rango. Poterlo vedere, potergli parlare è una aspirazione forse fatua, ma utile per me, per darmi un po’ di adrenalina. Non è solo curiosità.
Gesù non era un personaggio televisivo, non bucava il video, ma stanava dai cuori speranza e per questo: “non poteva restare nascosto, lo cercavano tutti”. C’è tra la folla una donna coraggiosa, decisa, sfacciata, direbbe qualcuno, che bada più alla forma che alla sostanza. È di origine greca, non è del giro degli ebrei, per questo si sente più libera, ma anche più disperata. Le è stata strappata la figlia dal demonio, le è stata tolto il suo bene sommo; non è più la stessa da quando il demonio gliel’ha stregata, se ne è carpito il corpo, il cuore e l’anima. Le ha distrutto tutti i legami di affetto, si sente in casa non solo un corpo estraneo, ma il male in persona e questo male sta in sua figlia, in colei che ha partorito con dolore e segue con indomabile amore.
Sa che c’è Gesù e va da Lui, non le importa niente delle convenzioni sociali, si butta ai suoi piedi, lei straniera, donna, intrusa e disperata, ma con la speranza puntata in Gesù e osa. Osa dire quello che il suo cuore le chiede, quello che da tempo sente di affidargli. Gesù qui c’è mia figlia, ma il male me l’ha rapita, tu che sei la vita vera, tu che ami la gioia di vivere, tu che non hai niente in comune con il maligno, tu che sei l’innocente guariscila, restituiscila alla vita, alla bontà, non permettere che sia preda di un male più grande di noi e che noi non possiamo vincere.
Gesù sepolto dalla folla rumorosa dei suoi connazionali avverte che c’è una domanda pressante, una umanità ferita davanti a sé, coglie la disperazione, ma sa di essere circondato da una mentalità arroccata su un’alta concezione di sé. Noi siamo il popolo che ha Dio più vicino di ogni altro popolo, noi siamo popolo eletto, siamo discendenza di Abramo e tu Gesù sei venuto per ricostruire il nostro tempio interiore. La gente lo vorrebbe per sé, solo per sé. Il cerchio dei buoni si deve chiudere. E dice alla donna quel che la gente pensa; ti rendi conto che stai esagerando, non c’è pane per l’estraneo, per l’intruso. Ci sono figlie e figli che hanno bisogno di ritrovare salute, appartenenza piena al popolo santo di Dio. Che pretendi, tu che non sei dei nostri? Lo pensiamo sempre tutti e lo diciamo pure che vogliamo goderci quel che abbiamo e che non ne possiamo più degli intrusi, degli stranieri, dei poveracci che disturbano la nostra già fragile quiete ed equilibrio. Stessero tutti a casa loro, noi vogliamo godere della nostra vita da soli. Noi abbiamo sudato il nostro benessere e non vogliamo spartirlo. Non solo non siamo accoglienti, ma ci appropriamo anche di quello che Dio ci ha dato per tutti.
Ma la donna ha una disperazione nel cuore, per lei si tratta di vita o di morte. Non aspiro al pane, mi bastano le briciole. Non mi arrogo diritti di figliolanza, mi basta fare il cagnolino che gira tra le gambe dei commensali, prendendo qualche volta calci tra i denti. Non ho pretese di privilegi o di doni, mi accontento di ciò che avanza dalla tua mensa, perché per me anche una briciola del tuo amore, fa la mia felicità. Questa è fede pura, lo dice anche Gesù e le briciole che la donna sperava si trasformano in pane della vita. E la straniera, la siro-fenicia, la pagana, l’immigrata si rivede donata, libera, vera, guarita, ricostruita nella sua dignità e nella sua figliolanza la sua creatura che prima era del demonio.
Domenico Sigalini |