Caro Pietro, eccomi di ritorno dalla Romania!
Tre settimane intense da raccontarti… ma… da dove partire? Ho il cuore e la mente così pieni di pensieri e sensazioni…! Ma voglio provarci, e quindi perdonami se non riuscirò a farti un racconto dettagliato, ma so che riuscirai ad accontentarti delle tante piccole schegge ed emozioni che provo e che mi vengono in mente e quasi davanti agli occhi, e quindi li chiudo e vedo…:
Bucarest, la periferia di Bucarest, i bambini della parrocchia dove eravamo ospitati coi piedi scalzi ed i vestiti sporchi che ti saltano in braccio, la povertà, le strade piene di fango e di buchi, i gitani che vanno in giro coi carretti tirati dai cavalli, l'acqua sporca, le case fatiscenti, la strada coi rifiuti, i pullman che quasi cadono in pezzi. E poi la gente del posto, e poi i nostri compagni di viaggio, il nostro gruppo di italiani, spagnoli, portoghesi...e poi l'amicizia, lo spirito missionario… E poi, e poi... E poi, ecco anche loro. I bambini e i ragazzi malati mentali di Chitila, il centro delle suore Missionarie della Carità dove Luca ed io abbiamo trascorso la maggior parte del nostro tempo.
Sai, non potrei ridirti le sensazioni e le emozioni che abbiamo provato il primo giorno che siamo andati lì... Dovevamo solo pitturare i muri della loro casa, tanto per dare una mano, ma ci siamo ritrovati di fronte a una suorina che, non sapendo darci istruzioni precise al riguardo, ci ha proposto con molta semplicità e serenità di andare a giocare coi bambini nel cortile, laggiù “dietro quella porta di metallo”.
La ricordo perfettamente sai, quella porta di metallo, rossa e un po’ arrugginita… La ricordo bene perché proprio quella porta è diventata un po' il simbolo delle mie paure, dei miei egoismi, delle mie inutili ricchezze, quelle materiali, dei miei pregiudizi... e del mio superfluo.
Quella mattina abbiamo oltrepassato quella porta, e ci siamo ritrovati davanti agli occhi un ampio cortile, pieno di erba. Soprattutto c’erano loro: quattro o cinque ragazzini, Sandu, Gianot... Bambini cerebrolesi.
Qual è il confine preciso tra un bambino sano di mente e uno malato?
Sandu mi ha preso subito per mano e mi è saltato in braccio. Sandu non parlava: gridava.
Anzi no, emetteva solo un verso che a Luca ricordava quello di un gabbiano. Solo quel verso. Sandu non camminava: correva! In tre secondi strappava l'erba del prato e se la metteva in bocca, in altri due secondi era già sul mio zaino, lo apriva e buttava per aria il mio inutile vocabolarietto: con lui non sarebbero mai servite le tre parole che conoscevo di rumeno! È un ricordo così vivo, Sandu e i suoi piedi scalzi!
Di quei bambini, quel primo giorno, uno si aggirava per il cortile con lo sguardo perso e un pallone fra la braccia, e lasciava che Luca lo conducesse piano piano per mano...era appena guarito di tubercolosi. Un altro voleva essere semplicemente spinto sull'altalena, un altro, Gianot, non parlava. Perdeva saliva e aveva il naso sporco...
Quel mattino una delle suore gli pulì il naso con un fazzolettino di carta, poi lo diede a me dicendomi di fare altrettanto quando fosse stato sporco. Ricordo che presi quel fazzolettino con un po' di… impressione, e lo infilai "con grande coraggio" (sì, ricordo che provai qualcosa del genere.. ) nella tasca dei miei pantaloni. Dopo un po' mi accorsi che Gianot, con le labbra socchiuse e umide di saliva, aveva di nuovo tutto il naso decisamente sporco. E lo so che ti potrà sembrare una cosa da nulla, ma lasciami spiegare... Lo guardai un momento, e poi con estrema fatica tirai fuori quel fazzoletto dalla mia tasca e gli pulii il naso. Gli pulii il naso!
Lì un po' di quella Lorenza di prima se ne stava andando. Proprio così, perché mi resi conto quanto mi costava una cosa da nulla. Fu allora che pensai: "accidenti Lorenza, potrebbe essere tuo figlio questo bambino, tuo fratello, o tuo nipote...forse non lo faresti per loro? Certo che lo faresti...E allora fallo anche per Gianot!"... Fu quel mattino che imparai uno degli insegnamenti che mi porto dietro dalla Romania nel mio cuore: non conta la carne, la sporcizia, il naso sporco o le mani impiastricciate di saliva...il corpo ..si "lava", è così piccola cosa rispetto al cuore che c'è dietro. Ciò che conta è l'Amore. Non perdere occasione di amare, Lorenza, non lasciare che passi più nemmeno un attimo senza Amore, non perdere più tempo...
Non sarebbe valsa la pena di andare in Romania anche solo per capire questo?
Ancora ricordo perfettamente lo sguardo di un vecchietto, lì, a Chitila, ammalato di un Parkinson che non gli permetteva nulla, neanche di parlare, lì, seduto sulla sua sedia a rotelle… Mi guardava... mi guardava e sorrideva... mentre tenevo semplicemente la mia mano sulla sua spalla. L’Amore di una carezza, e di un sorriso: il suo.
La Romania… Luca ed io ce la portiamo nel cuore come una perla preziosa...
Tre settimane con ritmi pazzeschi e mal di pancia e stanchezza e tante lacrime. Ma tanti abbracci, tante preghiere, quelle nel cuore della notte, tanti fiori sul cuscino, tante parole di Amore, e di Amicizia... tanti sguardi, tanti gesti...
Lo so, la mail sta diventando lunghissima ma non posso finire il racconto della Romania senza provare a esprimere gli insegnamenti che ha posato nel mio cuore... Sai, è stato duro accorgersene, ma forse ne avevo proprio bisogno per capire... lì in Romania ho capito quali sono le Priorità della mia Vita. Ti assicuro che ci sono arrivata con sforzo e dolore, ma credo che un po' di sofferenza fosse necessaria... Dopo tre settimane a vivere senza molto del superfluo che hai qui nella vita di tutti i giorni ti accorgi che...Sì insomma, che potresti fare a meno di molte cose, e che se dovessi scegliere ci sono cose che abbandoneresti e altre che invece terresti con te. Queste ultime sono le Ricchezze della Vita di ciascuno di noi.
Forse a me mancava quest'esperienza per poterle comprendere, e forse saranno ancora mille le volte in cui cadrò o avrò bisogno di entusiasmo, non lo escludo, però oggi so che nella vita desidero con maggiore consapevolezza essere una missionaria laica! Ho così tanto desiderio di Andare alle Genti, ho voglia di vivere in mezzo a loro! Sogno una famiglia, con Luca, sogno una famiglia che vive in mezzo alle famiglie del mondo. In Africa, in America Latina… non lo so! Però sogno un futuro così, lontano dai ritmi asfissianti di una città, di una carriera, dei soldi! Sogno una vita più autentica, da spendere forse nella fatica, ma nella speranza di trasmettere anche solo una briciola di quello che per me è stato l'insegnamento più grande: Dio è Amore!
Sai, quando poi stavamo per arrivare agli sgoccioli delle tre settimane, quando insomma la data del ritorno a casa si avvicinava, io non volevo più tornare! Ero disposta ad abbandonare tutto, anche a non laurearmi più, proprio adesso che la tesi era praticamente pronta da consegnare...!
Ehi... che fai, sorridi? Sono qui a Torino ora, la tesi l'ho consegnata, la preiscrizione alla laurea specialistica già l'ho fatta, ma non ho abbandonato i miei progetti e i miei sogni. Terminerò i miei studi, allargherò le mie conoscenze di culture e lingue dei popoli che incontrerò e, se Dio vorrà, partirò un giorno, e con Luca, che amo e con cui condivido questi stessi sogni, avremo una famiglia in mezzo alle famiglie, quella vita più autentica che adesso sogniamo...e che poco a poco costruiamo e costruiremo ancora.
Tu ci accompagnerai con la preghiera?
Beh, per ora grazie di avermi ascoltato, anzi letto, con pazienza!
E…se te lo stai chiedendo, sì, un fazzoletto sporco può cambiarti la vita!
Ti abbraccio forte,
Mirella Caveggia
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