Le Mani sulla musica

Suonano benissimo, fanno belle canzoni intrise di energia rock-pop e con il terzo cd, “Settembre”, hanno realizzato il loro migliore la...

Suonano benissimo,
fanno belle canzoni intrise
di energia rock-pop
e con il terzo cd, “Settembre”,
hanno realizzato
il loro migliore lavoro.





Lo dicono in La salita, uno dei tanti ottimi brani contenuti nel loro nuovo cd Settembre: “Ogni traguardo è sempre in cima a una salita, guardarsi indietro aumenta solo la fatica”. Per Le Mani, ogni traguardo raggiunto ha avuto proprio il “sapore” della fatica, come capita d'altronde a ogni artista, ancor di più però se si è un gruppo e si agisce in Italia: pochi gli spazi per farsi sentire, tante le spese da sostenere, resistenze nell'investire da parte dell'industria discografica, oltre ovviamente alla perenne crisi economica.

Tutti problemi, comunque, che non sembra abbiano spaventato Luigi Scarangella (voce) Antonio Marcucci (chitarra), Angelo Perna (tastiere), Francesco Stoia (basso) e Marco Pisanelli (batteria) quando, nel 2005, a Matera, hanno messo su la band, convinti che qualcosa di buono lo avrebbero saputo tirare fuori.
Non si sbagliavano. Due anni dopo, firmavano per una major, la Universal, e debuttavano bene sul mercato con il cd In fondo, trascinato dal singolo Stai bene come stai, che li portava in classifica. Arriva così il tempo delle prime soddisfazioni: vincono il premio per il miglior videoclip italiano e salgono sul palco prestigioso dell'Heineken Jammin' Festival, a coronamento di un applaudito tour.

Nemmeno il tempo di tirare il fiato e nel 2009 ritornano in azione con il secondo lavoro, Anni Luce, che li vede in decisa crescita, pronti a smussare gli angoli delle loro canzoni inserendo inediti elementi sonori. Soffia insomma aria di cambiamento nel gruppo, com'è giusto che sia quando si matura e non si accetta di vivacchiare su quanto fatto in passato.
Un cambiamento che assume oggi contorni definitivi e convincenti in Settembre, dove Le Mani raggiungono una perfetta sintesi tra rock e pop in dodici brani dal suono compatto e coinvolgente, che sottolineano una raggiunta precisa identità. Tra i solchi, spuntano poi alcuni ospiti, tra cui Federico Zampaglione (Tiromancino), nello splendido duetto Il lago, e Giuliano Sangiorgi (Negramaro), che ha prodotto La salita, collaborazioni che danno valore aggiunto al cd.
Ne abbiamo parlato con Luigi Scarangella, ripercorrendo anche l'avventura della band.

Cosa ha spinto cinque ragazzi a scommettere sul proprio futuro formando un gruppo?
È nato tutto dall'unione di due band diverse provenienti dallo stesso ambiente che ha fatto accendere qualcosa di particolare su cui abbiamo deciso di puntare. Un incontro fortuito, alla fine andato bene, che continua a farci andare avanti con entusiasmo. D'altra parte, in un gruppo si vive uno spirito gioviale, unico, complice, che alimenta, ieri come oggi, il desiderio di essere dei musicisti. È chiaro che poi ci vuole la passione e un'infinita determinazione.

Come si superano gli ostacoli?
Non guardando in faccia nessuno e pensando solo alla forza della propria musica, senza fare troppi calcoli. È ovvio che si cerca di arrivare a un'audience importante con le canzoni, ma questo non deve essere un dogma. È certo più interessante maturare come band in modo credibile, conquistare la gente sapendo di aver seguito una strada personale.

In quale modo siete riusciti a trovare la vostra identità?
Anzitutto ascoltando quello che ci circondava, tenendo presente che siamo italiani e ci piace esserlo; e poi cercando di essere più naturali possibile. Nei precedenti album c'era in parte l'idea di voler garantire qualcosa a qualcuno, il tentativo di acchiappare il pubblico con brani che talvolta non esprimevano al meglio tutte le nostre potenzialità. Invece con Settembre ci siamo sganciati da ogni contesto, tentando di essere sempre originali e soprattutto noi stessi al cento per cento.

Quanto l'immediato successo del singolo Stai bene come stai nel 2007 ha condizionato all'epoca le vostre scelte?
Quel brano ci ha portato una doppia fortuna. Primo perché è stato un bel piatto che ci ha fatto mangiare e in cui continuiamo a mangiare, e ci ha fatto assaporare un po' di notorietà che si riflette ancora oggi; secondo, pur avendo avuto un buon successo, non è stato un super hit e non ci ha “bollato” a tal punto da influenzare il nostro cammino o da mandarci in crisi se con il successivo cd non abbiamo raggiunto gli stessi risultati.

Sono passati tre anni dall'ultimo cd. Per quali motivi?
Prima abbiamo fatto un lungo tour, poi ci sono stati il cambio di management e quindi di etichetta: siamo passati dalla Universal a una casa indipendente, la Sacropòp. Infine ci siamo concentrati sulle prove dei nuovi brani, cui abbiamo dedicato davvero tanto tempo per metterli a punto e quindi registrarli. E tre anni sono volati via.

Tanto lavoro ha dato buoni frutti. I nuovi brani si presentano in modo compatto e, al tempo stesso, zeppi di felici idee sonore...
Ogni canzone doveva rispecchiare una serie di canoni che ci interessava evidenziare. Ci siamo guardati in faccia e confrontati, ed è scaturita forte la volontà di dare totale spazio alle nostre esigenze. Su questo cd nulla è stato studiato a tavolino e ci abbiamo dato l'anima nel realizzarlo.

È un cd che “suona” anche molto bene, ed è stato assemblato tutto in Italia. Il segreto?
Lavoriamo fin dai primi provini con il nostro fonico Claudio Spagnuoli, che quindi conosce bene le nostre dinamiche e le sa esaltare. I pezzi li abbiamo registrati in alcuni piccoli studi, quasi in casa, e c'era un po' di timore che alla fine si perdessero in qualità. Invece sto raccogliendo buoni apprezzamenti anche in questo senso, e mi fa piacere.

La cifra stilistica del cd è la riuscita fusione tra rock ed elettronica. È stato difficile ottenere questo risultato?
Non è semplice trovare i giusti equilibri. Noi arriviamo dopo tanti altri gruppi che hanno seguito questa strada e quindi tracciare un solco diverso dal solito, non è mai facile. Per questo, abbiamo curato tantissimo gli arrangiamenti, scegliendo di inserire una linea di synth piuttosto che di chitarre dove ci sembrava andasse meglio, per dare la necessaria “espressività” a ogni brano.

I pezzi sono firmati da tutto il gruppo. Come si conciliano cinque personalità insieme?
Nella band i brani sono scritti in prevalenza da me e da Antonio, anche se non mancano i contributi degli altri che magari portano spunti e linee melodiche. Poi, però, ognuno di noi interviene nell'effettiva realizzazione della canzone, per cui tutto può cambiare, dall'arrangiamento ai testi fino alla melodia. Spesso le cose migliori spuntano fuori quando improvvisiamo, quasi dal niente, e rispecchiano quell'emozione e quella elettricità uniche che possono scaturire solo in quel momento.

Nel cd ci sono alcuni ospiti, alcuni noti al grosso pubblico come Sangiorgi e Zampaglione, altri meno come PrinceVibe e Marco Ancona. In quale modo sono nate?
Da un'amicizia pregressa. È una cosa, questa, che ci fa particolarmente piacere perché nasce da un interesse sincero verso la nostra musica, anche da parte di chi, come Giuliano e Federico, godono di una grande popolarità. Tutti, insomma, hanno partecipato con slancio e professionalità, e questi attestati di stima verso di noi, ovviamente ricambiati, ci rendono orgogliosi.

A livello testuale, c'è l'idea di raccontare cosa passa davanti ai vostri occhi sia sul piano personale che sociale...
È la voglia di descrivere quello che ci circonda, che può essere l'amore perso de Il lago, il disagio giovanile di Elefante o la situazione del nostro Paese in Milady Italia... Anche nella stesura dei testi, abbiamo cercato di fare attenzione nello scegliere le parole e le frasi proprio per esprimere al meglio certi stati d'animo o concetti, provando a non cadere nelle banalità. Speriamo di esserci riusciti.

Quanta voglia c'è di ricominciare a suonare dal vivo?
Tantissima, non vediamo l'ora. Oltre tutto, pur curando con attenzione i nostri pezzi in studio, cerchiamo di renderli sempre il più possibile fattibili anche in concerto, proprio per non smarrire quel feeling che si genera suonando tra noi. Il contatto diretto con il pubblico dei club poi è davvero unico, si crea un'atmosfera speciale, calorosa, e capisci perché è romantico fare musica.

Claudio Facchetti
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