il disco del mese

dTracks di Franz Coriasco Il disco del mese Beyoncé > Beyoncé (Parkwood - Columbia) In pochi giorni la pubblicazione del nuov...

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di Franz Coriasco


Il disco del mese
Beyoncé
> Beyoncé
(Parkwood - Columbia)
In pochi giorni la pubblicazione del nuovo album della trentaduenne di Houston ha conquistato i vertici delle classifiche di oltre cento nazioni. Già il primo giorno i download di questo suo quinto album d’inediti hanno superato il mezzo milione, e senza il bisogno di alcun tipo di promozione preliminare.
Quattordici nuovi brani trainati dal singolo XO e ben 17 video registrati dal vivo per un “visual-album”
concepito in ogni dettaglio per confermarla regina del black-pop di questo decennio. Sembra passato un secolo dai tempi delle Destiny Childs con le quali cominciò a farsi conoscere al mondo. Quanto a questo
suo omonimo album c’è poco da aggiungere, se non sottolineare l’approccio assai meno commerciale di
quel che ci si sarebbe aspettato da un’artista col suo pedigree. Due anni di lavoro per un prodotto ambizioso, assai più complesso e stratificato di quel che emerge al primo ascolto, con molto rhythm’n’blues e soul modernista confezionati con grinta, perfezione formale, eleganza. Beyoncé Knowles è oggi una mamma in carriera (è sposata col rapper Jay-Z dal quale ha avuto una figlia), filantropa, attrice, modella, imprenditrice, nonché, a questo punto, firmataria di un album destinato a venir ricordato tra i più significativi dell’anno


for ever green

KINKS
> The Kinks
(Pye - Sanctuary)
Un disco di cinquant’anni fa, tutt’ora da menzionare tra i classici dell’era beat. La band guidata dai fratelli Davies lasciò orme memorabili sui sentieri del primo rock anglosassone, soprattutto grazie al singolo guida di questo formidabile debutto, You really got me, vera pietra miliare dell’epoca. Sui mercati è reperibile anche l’edizione rimasterizzata nel 2004. Inattivo dal 1996, il gruppo londinese ha recentemente dichiarato di preparare un clamoroso ritorno sulle scene per i prossimi mesi: nell’attesa, questi solchi ruggenti garantiscono un’immersione in un’epoca di creatività e istintività rockettara assolutamente irripetibile.


ROBBIE WILLIAMS
> Swing both way
(Island)
L’ex idolo delle teenagers ai tempi dei Take That è oggi un fascinoso quarantenne ancora bisognoso dell’affetto delle masse, ma anche di emanciparsi dai vecchi cliché. Fin dalla copertina anni ’50, il Nostro dimostra di puntare al passato più che al futuro, rispolverando per la seconda volta l’amato swing primigenio. Così a dodici anni dal precedente Swing when you’re winning rieccolo a fare il verso ai crooner dei bei tempi andati, ma senza scimmiottarli troppo, anzi, aggiungendo qualche godibile siringata di pop contemporaneo: un equilibrio perfetto (7 inediti e 6 cover), riccamente patinato, e reso più appetibile dalla presenza di ospiti di gran lusso come Michael Bubblé e Rufus Wainwright. Consigliabile a quanti, in questi tempi ansiogeni, chiedono alla musica più carezze che graffi.


LA FURIA
> Musica commerciale
(Universal)
Un rapper italiano che ricorda un po’ le rime biforcute del primo Frankie Hi-Nrgy o di Caparezza. Testi al vetriolo, intelligenti e provocatori quanto basta per non farlo rientrare nel gran mazzo dei comprimari.
Già membro dei Club Dogo, questo milanese classe 1979, s’è rimesso in mostra con questo disco furbetto, ma capace di toccare molti nervi scoperti della contemporaneità: compresi quelli di molti dei suoi più blasonati colleghi e aficionados. Un sapido frullato di hip-hop, elettropop e naturalmente rap: brutto, sporco
e cattivo come richiedono i modelli di riferimento: “Levate il cellulare a queste tipe che whatsappano coi cuori e con le kappa, mi chiedo perché non zappano…”.


LORDE
> Pure heroin
(Universal)
Ha solo diciassette anni la fanciulla, ma canta già da parecchi anni. Ma è proprio lei, secondo molti, “the next best thing” pronta a prendere il volo in questo 2014, anche se arriva da una terra lontana e poco avvezza ai circuiti del pop-rock come la Nuova Zelanda. E invece il fascinoso singolo Royals ha fatto sfracelli in mezzo mondo, Italia compresa (trasformandosi in un vero tormentone fuori stagione); ma al di là di ciò vale davvero la pena scoprire la suadente vocalità di questa ragazzina anche nella altre nove canzoni che compongono questo suo notevole debutto per una mayor. Se saprà reggere alle pressioni dello show-business, per la talentuosa fanciullina s’aprirà un futuro pieno di opportunità.





La perla nascosta

JAKE OWEN
> Days of gold
(Rca)

Lo catalogano come un cantautore country. E così è, anche se va aggiunto che il suo song-writing scantona spesso e volentieri verso un’ipotesi di pop d’autore assai godibile anche per chi solitamente gira alla  larga da certi orpelli tipicamente nashvilliani. Originario della Florida, una facciotta da surfer vecchio stile, Jake è sulle scene discografiche dal 2006 e negli States può già godere di una buona popolarità. Days of gold è il suo quarto album: un ottimo biglietto da visita anche per chi volesse conoscerlo nella vecchia Europa.
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