A scuola di sciopero

di Elena Giordano     Pareri a confronto parlando di “scontri” A scuola di sciopero Manifestare, a volte, non fa male, può per...

di Elena Giordano

  

Pareri a confronto parlando di “scontri”
A scuola di sciopero

Manifestare, a volte, non fa male, può persino fare bene. A patto che la motivazione sia intelligente e il cervello rimanga in funzione.

Racconta Clara: «Nel mese di ottobre – avevamo da poco preso dimestichezza con l’aula, noi stessi e i prof –  entra in classe un ragazzo di quinta e con piglio deciso esclama: “Dopodomani sciopero contro il governo, nessuno entra in classe”. Noi primini ci guardiamo con lo sguardo tra lo smarrito e il tonto-totale. Ci accorgiamo che il ragazzo sta girando tutte le classi, il messaggio deve arrivare forte e chiaro, urbi et orbi (si vede che sto studiando latino?!). Dopo la scuola arrivo a casa, comunico alla mamma, tra la pasta e l’insalata, che dopo due giorni ci sarebbe stato lo sciopero e lei, serafica: “Va bene, ma tu intanto in classe entri comunque”. Ecco, mi fa piacere».
Racconta Diego: «Quando c’è sciopero io sto a casa, ne approfitto per dormire e studiare per il giorno dopo. Non mi interessa chi indice la manifestazione, tanto di sinistra, destra, sopra o sotto son tutti uguali».
Racconta Gaia: «Io sono politicamente impegnata, credo negli scioperi per far capire alle persone e a chi ci governa che le cose non vanno bene, non sopporto chi non si impegna per migliorare le cose, è assurdo».

Che cos'è?
Come avrete capito, quando si parla di sciopero, gli animi si scaldano, le posizioni si arroccano come in una partita a scacchi e succede il putiferio. Ci si mettono di mezzo i genitori, i prof, i ragazzi più grandi, le marionette mosse dai partiti, quelle mosse dai centri sociali. C’è chi vieta e chi vieta di vietare. Chi colora gli striscioni per la manifestazione di piazza e chi ne approfitta per andare al centro commerciale.
Alla fine della storia, e anche al suo principio, però, cos’è lo sciopero studentesco? A chi serve, a chi giova, contro chi è indirizzato?
C’è stato un tempo, quello appunto della “contestazione studentesca”, in cui i giovani manifestavano per emanciparsi dalla famiglia esageratamente tradizionalista; contro una società che si andava troppo industrializzando e perdeva di vista i veri valori; contro la guerra che altri giovani combattevano in Paesi lontani.
Lo sciopero studentesco non è “forte” economicamente: quando i vostri genitori aderiscono a uno sciopero indetto dal sindacato, il loro stipendio alla fine del mese è più basso, perché dal totale viene tolto il compenso della giornata “persa”. I ragazzi non hanno denaro da gestire: lo sciopero, nel vostro caso, consiste nella perdita di una giornata di istruzione. Genera comunque un danno.
Dalla vostra – rispetto agli adulti – avete creatività e spontaneità. Uno sciopero di lavoratori sarà mediamente serio, pieno di bandiere, con facce dimesse e anche un po’ incattivite. Lo sciopero dei ragazzi sarà colorato, musicale, ricco di slogan e battute.

“Meglio di no, lascia perdere…”
Se lo sciopero, in realtà, non ha controindicazioni pesanti, perché allora molti genitori mettono i bastoni tra le ruote e non vogliono che i loro figli stiano fuori da scuola?
Facciamo un po’ di chiarezza: lo sciopero non è come una partita di calcio, in cui già da mesi si conoscono le squadre in campo, i colori delle maglie e gli obiettivi (cioè vincere oppure, se si è meno forti, non farsi massacrare).
Lo sciopero è “fluido”, non ha i contorni definiti. Poco prima non sai nemmeno che ci sarà e tac… te lo trovi organizzato. Arrivi di fronte a scuola e tac… qualcuno ha appeso uno striscione, altri hanno stampato migliaia di volantini, sono lì con i fischietti e le trombe, e tu ti chiedi: «Ma chi sono, da dove vengono, come hanno fatto a organizzarsi?». Si intravede qualche ragazzo delle classi più grandi, ma la maggior parte sono sconosciuti.
I contenuti dello sciopero sono a volte intelligenti, a volte meno. Si sciopera per la riforma della scuola, contro il governo, contro la guerra (tanto c’è sempre una guerra da qualche parte), contro una persona, un modo di dire o di fare. Non sempre è chiaro chi è il comitato organizzatore. Ci sono la destra, la sinistra, i centri sociali di sinistra, i gruppi di estrema destra, poi i leghisti, i comitati studenteschi mix di questo e di quello e così via.
Ecco: gli adulti non sopportano le cose poco chiare. Impegnati a vivere una vita “seria” (cioè se si deve andare a lavorare si va) digeriscono con molto fastidio queste situazioni appunto “fluide”, in cui hanno l’impressione che il proprio figlio venga tirato di qua e di là. Cosa vorrebbero i genitori? Che i figli agissero con motivazioni nobili. Boh! Vassapere cosa sono, queste motivazioni nobili…

Sta a voi decidere
È molto semplice. Volete scioperare? Perfetto, lo sciopero è un diritto. Però siate coerenti. Cioè: informatevi e poi scegliete. Informatevi, ossia non “bevete” quello che vi racconta il rappresentante di istituto, né quello che c’è scritto sui volantini. Andate dai promotori e chiedete: «Perché si sciopera, a cosa serve protestare?». State tranquilli, anche se siete primini, i ragazzi di quarta o quinta non mangiano nessuno, anche loro hanno a che fare con verifiche e interrogazioni: considerateli fratelli maggiori, non divinità dell’Olimpo. Secondo momento: scegliete. Quando siete in possesso di tutte le informazioni del caso, costruitevi una vostra opinione. Davvero la riforma della scuola di cui sta parlando il governo, che verrà a approvata chissà quando, merita uno sciopero? Se la risposta è sì, preparatevi a fare un discorsetto ai genitori per convincerli della vostra scelta.

Giù dalla branda!
Volete scioperare? Scioperate. Volete entrare in classe insieme ad altri due o tre coraggiosi? Fatelo, scoprirete che vivere la scuola in pochi intimi è persino divertente. Una sola cosa tutti vi chiedono di non fare: stare a casa a poltrire, o usare lo sciopero per andare in giro per negozi, o a trovare gli amici, o a giocare a biliardino. Tutti si lamentano che in questo Paese nessuno si prende le proprie responsabilità, che i politici sono banderuole che predicano bene e razzolano male… mica vorrete essere come loro, vero?
Un’altra cosa, ugualmente urticante: se siete sotto di qualche materia, e pensate di tirarla su studiando proprio il giorno dello sciopero, fatelo. Però che tristezza, la vostra sapienza nascosta dietro al dito del “così ho più tempo per”. Dai ragazzi, dai, dai! Voi siete molto più intelligenti di così!

Mai disconnettere il cervello
Come in tutte le situazioni della vita, anche lo sciopero si affronta con il cervello ben funzionante. In certi casi, di fronte a situazioni che davvero fanno gridare allo scandalo, una protesta è necessaria, anzi, urgente. Ci sono tanti tipi di manifestazioni, tutte pacifiche: indossare un fiocco, una sciarpa colorata; non acquistare cibi di certe marche, boicottare un evento. Fate sentire la vostra voce, nei modi che vi sono più congeniali. Solo, fatelo perché ci credete nel cuore, perché sapete che è la cosa giusta. Non perché ve lo dicono gli amici o perché “tanto lo fanno tutti”. Aspettatevi grandi cose dal vostro cervello, non vi deluderà.

Box

Giocatest

Ti ricordi l’ultimo sciopero che è stato indetto a scuola?
Prova a completare tutte queste voci:
·       da chi era indetto
·       quante persone hanno partecipato
·       quanto tempo prima è stato organizzato
·       da quante persone-gruppi è stato organizzato
·       quali bandiere erano presenti
·       quanti ragazzi erano in classe
·       quanti hanno bigiato
·       cosa hanno detto i prof
·       quali risultati ha ottenuto
Ora conta: a quante sei riuscito a dare una risposta?

Hai risposto a tutte e 9 le domande.
Eri ben consapevole di quanto stava accadendo. Certamente hai agito avendo tutte le informazioni possibili sotto mano.
Hai risposto a 5 domande.
L’idea dello sciopero ti piaceva, ma non ti importava molto quale fosse il suo obiettivo. Il tuo comportamento è stato dettato dalla situazione del momento.
Hai risposto a 3 domande.
A mala pena sapevi che ci fosse lo sciopero. Non ti interessi di quanto accade attorno a te perché non lo ritieni importante.


Box
La scuola è un’opzione consapevole


Su uno dei siti più seguiti dagli studenti, uno di quelli su cui si trovano riassunti e tesine, appunti e forum sulla scuola, ci sono dati e numeri che spiegano che, per non essere bocciati, occorre frequentare almeno tre quarti dei giorni di scuola. E che dunque, al contrario, non bisogna essere assenti per più di un quarto dei giorni, ossia una cinquantina. Ma quale studente calcola quanto può stare fuori dalla classe? Perché il mondo deve girare al contrario? La scuola è bella, è un’esperienza istruttiva, appagante, aiuta davvero a costruire un futuro, non solo professionale. Entrare in classe scalando i giorni in cui si può in realtà stare a casa… è forse il segnale che uno non è al posto giusto?
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