Salviamo il paesaggio

di Carlo Mantovani Intervista a Luca Martinelli, redattore di Altreconomia Salviamo il paesaggio! La cementificazione selvaggia ...


di Carlo Mantovani

Intervista a Luca Martinelli, redattore di Altreconomia
Salviamo il paesaggio!
La cementificazione selvaggia a cui abbiamo assistito negli ultimi anni sta mostrando tutti i suoi lati peggiori. Per analizzarne cause e conseguenze abbiamo incontrato un esperto del settore.




Nella prefazione al manuale Salviamo il Paesaggio!, Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, cita una celebre frase del poeta Andrea Zanzotto, che negli anni’50 scrisse: «Dopo i campi di sterminio, si assiste allo sterminio dei campi». 
Un gioco di parole paradossale, ma proprio azzeccato: negli ultimi vent’anni, soprattutto per effetto della cementificazione selvaggia, l’Italia ha perso il 15 per cento della superficie coltivata. Di questo passo la metafora tecnologica “non c’è campo”, tormentone della comunicazione senza fili, diventerà una triste realtà. 
E La Grande Bellezza, per le generazioni future, sarà soltanto un film di Sorrentino. Delle cause del consumo di suolo (così gli esperti definiscono il fenomeno) e delle sue drammatiche conseguenze ambientali, abbiamo parlato proprio con l’autore del manuale ricordato: Luca Martinelli, giornalista di Altreconomia.

Quando è iniziato il fenomeno della cementificazione e da quando è diventato un problema?
Con la ricostruzione e il boom economico, tra gli anni 50 e Sessanta. In quegli anni l’industria edilizia è diventata un settore fondamentale per l’economia nazionale.
Il fenomeno, però, si è trasformato in problema negli ultimi 10-15 anni, quando, per coprire i buchi di bilancio, sono stati tagliati i trasferimenti agli enti locali ma si è data la possibilità di utilizzare gli oneri di urbanizzazione (cioè le somme da versare per il permesso di costruire) per finanziare le spese locali. Sulla carta doveva essere una norma transitoria, ma è ancora in vigore. La svendita è continuata, ma ora natura e suolo, stressati dall’eccessiva cementificazione, ci stanno presentando il conto con eventi catastrofici, frane ed alluvioni, che ormai si avvicendano con frequenza inaudita.

Quali sono le aree più a rischio cementificazione?
La situazione, purtroppo, è abbastanza omogenea nell’intero territorio nazionale. Detto questo, la zona a nord di Milano è una delle realtà più drammatiche: in certi Comuni, interessa fino al 90% della superficie disponibile. Ne va da sé che, in queste aree, la quota di verde pro capite è ridotta all’osso e la qualità dell’aria appare compromessa. Stesa sorte per le città metropolitane, in particolare Roma, e per il Veneto: una regione in cui sviluppo economico e ambiente non vanno troppo d’accordo.
Sulle coste liguri, la densità edilizia è molto alta.
E i risultati, purtroppo, si vedono quando cadono forti piogge.
Un discorso a parte lo merita il “caso Genova”: se guardiamo le statistiche, solo il 27% del territorio risulta cementificato. Ma la percentuale così bassa non è dovuta a una politica di salvaguardia dell’ambiente naturale, ma solo al fatto che, data la conformazione collinare del territorio, gran parte del territorio  è scarsamente abitato. Nella zona costiera, invece, la densità edilizia tocca punte significative.

Il consumo di suolo non è solo cemento: ci sono anche i pannelli solari...
Certo! Qualsiasi attività è in grado di limitare la capacità del territorio a produrre cibo attraverso l’agricoltura. Negli ultimi anni, ad esempio, un sistema di forti incentivi economici ha spinto tanti proprietari di appezzamenti agricoli a sottrarli alla coltivazione, ricoprendoli di pannelli solari, allo scopo di produrre energia considerata pulita: che, come avrete capito, in realtà ha un impatto tutt’altro che zero sull’ambiente circostante. Ora gli incentivi sono cessati: ma il danno, ormai, è fatto.

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, ha voluto scrivere l’introduzione al tuo libro. Un bel segnale?
Il consumo del territorio, trattato nel mio libro Salviamo il paesaggio, Altreconomia edizioni, danneggia anche l’agricoltura, che ha bisogno di terreni liberi.
La cementificazione selvaggia e i pannelli solari a terra sottraggono spazi coltivabili che sono vitali per chi si occupa di cibo. Slow Food, con Altreconomia, è tra i fondatori del Forum nazionale Salviamo il paesaggio (www.salviamoilpaesaggio.it), una rete che riunisce un migliaio di comitati e associazioni che lottano per la difesa del suolo.

Come mai, invece che sull’edilizia, non si punta su altri settori produttivi, quali agricoltura e turismo?
Manca il coraggio o la volontà, di uscire dagli schemi economici tradizionali e puntare su altri settori. 
Non è un caso che la legge continui a riservare le agevolazioni più interessanti, come gli sgravi fiscali che esentano dal pagamento dell’IVA, alle grandi opere, e non le estenda quasi mai ad altri settori vitali per lo sviluppo equilibrato del paese, come ad esempio l’agricoltura di qualità, biologica e di filiera corta.

Oltretutto si continua a costruire,  ma le case restano invendute?
Tra i responsabili ci sono le banche, che si sono esposte per miliardi di euro su progetti edilizi improbabili, vista la riduzione della domanda. Quando il mercato è definitivamente crollato (il numero delle compravendite si è dimezzato negli ultimi cinque anni), le banche non potevano ammettere l’errore iscrivendo quei crediti tra le “sofferenze”, portando partite negative a bilancio e pregiudicando immagine e conti.

I cittadini sono destinati ad assistere impotenti alla devastazione del territorio?
I cittadini hanno un potere immenso: sono loro le sentinelle del territorio che ogni giorno si trovano di fronte agli abusi e li debbono denunciare. Sono tante le storie di successo nella lotta dei cittadini contro la cementificazione selvaggia. Basti pensare alla Valle del Mis, nel Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi: i comitati sono riusciti a bloccare un cantiere per la costruzione di una centrale idroelettrica che avrebbe devastato il paesaggio incontaminato di quei luoghi.

Salviamo il Paesaggio può essere d’aiuto?
Salviamo il Paesaggio è il Forum che vuole rappresentare tutte le istanze che riguardano la difesa del paesaggio: c’è l’esigenza di dare una voce unitaria e forte a un migliaio di gruppi e associazioni che vogliono farsi sentire nelle sedi più importanti. Il meccanismo funziona e ha già dato risultati concreti: di recente, infatti, il Forum è stato invitato per una audizione alla Camera dei Deputati sul problema del consumo di suolo. Un risultato importantissimo, che ci riempie di orgoglio.

Raramente si tratta delle problematiche legate al  consumo di suolo nelle scuole. Come si potrebbe fare?
A scuola se ne parla poco, troppo poco: purtroppo i programmi ministeriali non prevedono l’insegnamento di materie oggi indispensabili come l’educazione ambientale e la tutela del paesaggio. Chi li scrive dovrebbe rileggere il testo dell’articolo 9 della Costituzione, che colloca la tutela del paesaggio tra i principi fondamentali della Repubblica. Credo che questa lacuna educativa spieghi l’assenza, nel nostro Paese, di una cultura del paesaggio che non sia legata a logiche edificatorie: e così la nostra scuola rischia di sfornare orde di architetti, ingegneri e geometri che guardano agli spazi agricoli come a spazi vuoti, da riempire di cemento.

È lecito, a questo punto, attendersi un futuro migliore?
Direi che qualche motivo per guardare al futuro con maggiore ottimismo c’è. A cominciare, anche se può sembra paradossale, dalla crisi del settore edilizio, costretto a ridimensionare i progetti di cementificazione del territorio. Anche perché le banche, dopo l’approvazione del pacchetto “Basilea 3”, che impone vincoli di bilancio molto più stringenti, non potranno più permettersi investimenti fallimentari come si sono dimostrati quelli nel settore delle costruzioni.
Gli stessi enti locali, per completare il quadro, saranno molto più cauti prima di concedere permessi a costruire, dopo che alcuni di loro sono stati costretti a restituire oneri di urbanizzazione già incassati a causa di progetti edilizi mai partiti. Resta tuttavia il problema, per il quale ancora non si intravede una soluzione, di una produzione legislativa perversa, che favorisce il consumo di suolo. Ad esempio in merito alle infrastrutture: sono ben 32 le autostrade in via di costruzione in Italia. E, come si sa, vengono realizzate su terreni vergini.


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