Cinque tormentoni lessicali

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CINQUE TORMENTONI LESSICALI DEI GIORNI NOSTRI

di Mauro Mantovani

Svuota – Dopo anti (anni ottanta) ed extra (fine secolo), il prefisso del momento è svuota. Peccato che venga usato quasi sempre a sproposito e che la realtà dei fatti, neanche a farlo apposta, lo “svuoti” puntualmente di significato. Come accade nel caso del decreto svuota-carceri (che per nostra fortuna non le svuota davvero), del negozio che svuota-tutto, (che mentre si libera degli articoli in vendita, si riempie di clienti), o del progressivo calo del potere d’acquisto, che provocherebbe il doloroso effetto svuota-carrello (che invece continua riempirsi, ma di cibo spazzatura). E che dire del fantomatico telecomando svuota-slot, di cui si narra su internet? Perplessità comprensibile: per ora l’unica cosa che si svuota, quando si entra in una sala slot, è il nostro portafogli. 

Bomba d'acqua – Sarà anche stata l’estate più fredda del secolo, ma per gli addetti al meteo si è rivelata la più calda: perché gli albergatori, stanchi di previsioni eccessivamente allarmanti, hanno dichiarato guerra a quelli che, a loro giudizio, sono veri e propri meteo-terroristi. Uno scenario decisamente bellico nel quale, naturalmente, non potevano mancare gli ordigni: le temutissime bombe d’acqua. Città allagate, circolazione in tilt: ma ad esplodere, per fortuna, sono soltanto le polemiche.

Sporcarsi le mani – Che Mani pulite sia un ricordo del passato, lo conferma il nuovo imperativo morale. Oggi, per avere voce in capitolo, occorre prima di tutto sporcarsi le mani. Un adempimento essenziale, senza il quale nessuno dovrebbe permettersi di scrivere (spiacente, caro Giacomo: le sudate carte non valgono più), o di giudicare (purché, ovviamente, la coscienza sia pulita). Un dovere al quale non ci si può sottrarre senza pagarne le conseguenze (come accade ai nostri giovani, che hanno curriculum immacolati). Se non ci si sporca le mani, ormai, non si va da alcuna parte. Non si può fare politica e, come ricorda Papa Francesco, neppure essere buoni cristiani: basta vedere che cos’è accaduto quando qualcuno, duemila anni fa, se n’è lavato le mani.

Inchino – Ricordate quando ci si inchinava davanti alla grandezza del talento artistico, alla impeccabile prestazione della squadra avversaria, o al coraggio dei caduti in guerra? Bei tempi, quelli. Oggi, invece, l’inchino sembra diventato la peggiore delle iatture: e non solo per chi soffre il mal di schiena. Dalla scellerata manovra di Schettino, che ha affondato la Costa Concordia, a quello, ugualmente mortifero, che pare sia avvenuto nei cieli sopra a Carovilli. E ci si mette pure la Madonna: che durante la processione, invece di fare miracoli, si inchina al boss mafioso. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: non sarebbe meglio, come segno di deferenza, limitarsi a togliere il cappello?

Drone – Immagini fornite da droni, droni che consegnano la pizza, ragazzi che non vedono l’ora di andare a scuola, purché sia una di quelle in cui si insegna a pilotare i droni. Dacci oggi il nostro drone quotidiano, verrebbe da dire. Anzi: dacci il nostro quotidiano e faccelo arrivare tramite drone, che è più efficiente delle poste. Insomma, i droni ci stanno invadendo e prima o poi arriveranno anche in Parlamento: sperando solo che non diventino la-droni.

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