I quattro Amori

di don Mario Aversano E se l’amore avesse ragione? - 5 I quattro Amori Affetto, amicizia, eros, carità sono i vari linguaggi...

di don Mario Aversano






E se l’amore avesse ragione? - 5

I quattro Amori

Affetto, amicizia, eros, carità sono i vari linguaggi attraverso cui passa l’esperienza dell’Amore, e in cui si palesa anche l’incontro con l’Amore supremo, Dio.



Continuiamo la riflessione del mese scorso, a partire da alcune suggestioni proposte ne I quattro Amori di Clive Staples Lewis, l’autore britannico conosciuto per Le Cronache di Narnia.

Come diceva Lewis, l’Amore è un’esperienza che passa attraverso vari linguaggi, quelli legati alle relazioni che viviamo in famiglia, tra fratelli, tra amici, nella dimensione di coppia e con Dio.

Dio ci ama come padre, madre, fratello, sorella, sposo, sposa, bambino; è Dio che nutre tutti i cosiddetti Amori umani della sua Agape, della sua Carità, del suo Amore incondizionato.



Realizzare l’amore

anche nella fatica

«Tu mi appartieni, io sono tuo padre, tua madre, tuo fratello, tua sorella, il tuo amante e il tuo sposo. Sì, persino il tuo bambino. Ovunque tu sia io ci sarò, niente mai ci separerà, noi siamo Uno». Così Lewis propone di entrare nel merito di quelli che indica come i quattro Amori, forme e linguaggi dell’esperienza del voler bene. Invita a ritrovare in ciascuno di questi Amori la possibilità di realizzare se stessi, scoprendo in questa trama la stessa presenza di Dio.

Quando parla di affetto intende in particolare il legame di sangue che è stabilito all’interno di una famiglia, come figlio e figlia, fratelli e sorelle, inquilini comuni che non hanno prenotato una stanza, ma che sono stati gettati lì perché così ha voluto Dio.

Dell’Amore non possiamo mai dire che tutto sia scontato. Non sempre possiamo aver percepito l’amore di un papà e di una mamma all’interno di una famiglia in modo limpido. Esistono le ferite all’interno della famiglia. Parlarne in modo idilliaco è fare torto a chi ha sofferto o sta soffrendo e che magari, per questo motivo, pure si colpevolizza. Nella famiglia si sono insinuati anche motivi di fatica, di scontro e di divisione. E questo senza fare un processo a nessuno.

Anche nella Bibbia si percepisce questa fatica. Pensate ad Adamo ed Eva, a Caino e Abele. Avete notato quanto sono competitivi i rapporti tra fratelli? Difficile trovare fratelli che non si siano sentiti in competizione tra di loro. Persino Marta e Maria riescono a non essere in sintonia tra di loro per accaparrarsi maggiormente il cuore di Gesù.



La gioia di essere accolti...

Perché capita che negli affetti sperimentiamo la paura di essere esclusi. Ed è francamente insopportabile, e per questo, a volte in maniera anche un po’ goffa, reclamiamo attenzione e soffriamo se non ci sentiamo riconosciuti.

Ma nella Bibbia è incredibilmente consolante che il Signore non si rassegni mai, ma ricominci sempre da quell’Alleanza che ha stabilito con l’uomo per sempre e vada in cerca di quel fratello perduto, di quel figlio che ha perso la strada, di quella fidanzata che lo ha tradito, di quegli amici che gli hanno voltato le spalle. È questo il cuore della nostra fede. Questo è lo stile che possiamo tentare di attuare con coraggio nelle nostre relazioni umane.

L’esperienza dell’Amore per Lewis è descritta attraverso due grandi categorie. Nella vita umana c’è l’esperienza dell’Amore bisogno e dell’Amore dono. Ciascuno di noi ha bisogno di essere accolto, nutrito, custodito, protetto, diventare uomo o donna, per poi a sua volta poter imparare ad amare, donare se stesso, costruire dei legami. Lewis però rifiuta uno schema lineare: non c’è una fase da scuola materna, da primaria degli affetti, in cui uno è tutto ed esclusivamente legato ad una condizione di bisogno, e poi il passaggio ad una stagione della vita in cui dovrebbe essere presente l’offerta incondizionata di se stessi.

Al contrario, possiamo nutrire la vocazione al dono di noi stessi soltanto se continuiamo a fare l’esperienza concreta di essere amati e cercati da qualcun altro, anche come adulti.



Amicizia condizione per amare

Quante volte si sente dire dai ragazzi più giovani che gli adulti non hanno amici. L’amicizia, che è il Big-bang dell’adolescenza, è investita dal dubbio che debba essere una realtà su cui cala il sipario. Per Lewis, invece, l’amicizia è uno degli affetti su cui siamo chiamati ad investire di più, proprio perché è il meno istintivo, il meno biologico degli affetti, caratterizzato da una sorta di incondizionata gratuità.

Mentre la scena tipica dell’Amore di coppia potrebbe essere lui che si perde negli occhi di lei e viceversa, gli amici sono come compagni che guardano verso la stessa verità, e la ricerca di questa verità spinge a pensare l’amico come un compagno con cui affrontare la vita.

Compagno viene da cum panis: gli amici sono coloro che mangiano lo stesso pane. Un po’ come Gesù che ha voluto raccogliere attorno a sé degli amici con cui condividere la propria sorte, perché insieme fossero mossi dalla ricerca di quella stessa verità, il Regno dei Cieli.

Questo non vuol dire che con gli amici, come in una famiglia, non si possano vivere delle esperienze di ferita, di orgoglio, di usurpazione, e non sempre si può essere amici per motivi nobili. Nel Vangelo si dice ad un certo punto che, nel giorno in cui venne condannato a morte Gesù, Pilato ed Erode divennero amici. Fino a quel giorno invece c’era stata tra loro inimicizia. Non è sempre detto che questo tipo di sodalizio e di alleanza sia sempre mosso da un progetto di bene.

Eppure l’amicizia è uno dei sentimenti e degli affetti più nobili, su cui Gesù ha accettato anche l’esperienza del tradimento. Per noi se qualcuno tradisce è finita. Gesù ci dà testimonianza di un’amicizia più forte del tradimento. Quando Gesù dice a Giuda: «Amico, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo», non fa del sarcasmo. Amico è ciò che veramente Gesù pensa della relazione che ha tentato di costruire con Giuda. Gesù non molla.

C’è un autore cristiano, Aelredo di Rielvaux, che quando parla dell’amicizia dice che è un modo per affrontare l’esperienza di credere insieme, di riconoscere quella Verità verso cui ci si orienta, Gesù, il Cristo, che muove la vita. Bisogna considerare che tra amici, tra me e te, ci sia Cristo come terzo, a mediare, purificare, stemperare le tensioni, evitare che il rapporto diventi esagerato: l’amicizia non può essere pretesa, non si può estorcere a nessuno. Ci permettevamo timidamente da bimbi di chiedere a qualcuno: «Mi fai amico?», ma sappiamo che non puoi pretendere che qualcuno ti sia amico o amica. E lo spazio di questa distanza può essere custodito proprio dalla presenza di Gesù Amico.

Il coraggio di chiedere aiuto

Pensiamo che chiedere aiuto non sia cosa buona, ma è un enorme, eclatante sgambetto che ci tiriamo da soli. Anche Gesù, nei momenti più delicati, chiede ad un gruppetto più intimo dei suoi dodici, a tre in particolare, di stargli fisicamente vicino. Ha avuto bisogno di percepire che l’esperienza di consolazione, di sapersi accompagnato dal Padre, passava attraverso degli amici.

Non mi fermo particolarmente sull’esperienza dell’Amore in senso erotico. Una cosa sola è certa. Attraverso Lewis e poi grazie anche a Papa Benedetto con la sua Enciclica Deus Charitas ci si può finalmente riappropriare della parola eros. E questo è molto bello, non ce la lasciamo scippare da chi pensa che eros sia soltanto l’indicazione geografica per un sexy shop.

 Non permettiamo allo spirito nemico della natura umana, a colui che vuole distruggerci e che vuole inquinare le cose più genuine della nostra umanità, di scipparci l’eros. Papa Benedetto dice che di fronte all’Amore tra un uomo e una donna tutti gli altri amori umani sbiadiscono. Dio prova eros verso di noi perché freme dal desiderio di volerci accanto a Sé e uniti a Sé, dice che di fronte all’eros tutti gli altri Amori umani sbiadiscono. 
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