Ho un'idea da curare

Cosa serve di più? Ho un’idea da curare Le startup affrontano le incertezze del mondo del lavoro come sfide e opportunità in cui mett...

Cosa serve di più?

Ho un’idea da curare

Le startup affrontano le incertezze del mondo del lavoro come sfide e opportunità in cui mettere a frutto competenze, valutazioni assennate e rischio. Ne parliamo con due esperti.

     
Di geni creativi e giovani imprenditori, startupper per moda o semplicemente ragazzi che si aggregano per seguire un’idea. È il mondo delle startup, un universo di creatività racchiuso dietro una sigla non sempre chiara. 
Perché, cosa serve per dare vita a una startup? Da dove iniziare e con quali persone posso creare l’équipe vincente? Lo abbiamo chiesto a due esperti del mondo digitale, per farci svelare trucchi ed evitare i classici “errori da principianti”. Perché a volte non basta l’idea giusta, ma si deve sapere come svilupparla. Magari seguendo le mosse di un certo Mark Zuckerberg quando stava sviluppando quello che sarebbe diventato il social network più famoso al mondo.

Cos’è una startup
Airbnb, il portale online che mette in contatto persone in cerca di un alloggio per il weekend, il trasporto “taxi” di Uber, la piattaforma di ride sharing BlaBlaCar o il portale di trasferimento dati Dropbox. Nomi ormai noti al pubblico comune, strumenti che – soprattutto i più giovani – si sono abituati a usare settimanalmente, senza rendersi conto di avere tra le mani il risultato di un percorso vincente nato proprio da una startup. Perché una start-up diventa di successo proprio quando smette di essere nel suo stato embrionale e diventa una fonte di guadagno per i suoi ideatori. Infatti, come la traduzione dall’inglese suggerisce, il termine vuol dire “avvio”, ovvero “avvio di una nuova impresa”. «Quello che mi capita più spesso di affrontare, però, è cosa non è una startup», racconta Angelo Casagrande, fondatore di Vanilla (http://www.vanilla-mi.com), agenzia che si occupa di innovazione, educazione e formazione per imprese digitali. 
Se più comunemente con il termine startup viene intesa la fase iniziale di una nuova azienda, secondo il fondatore di Vanilla per chi vuole approcciarsi a questo mondo è importante chiarirsi cosa non viene inteso con questa espressione inglese. «Una startup non è un prodotto, una startup non è un’azienda, una startup non è una fase – precisa Casagrande –. Una startup è un gruppo di persone che lavorano insieme per risolvere un problema di qualcuno il più velocemente e col minore spreco possibile».
La differenza principale, quindi, tra una startup e un’impresa fatta e rodata è una sola: la condizione. «Se la condizione è di incertezza, ovvero non ho punti di riferimento su cosa creare, come crearlo, esattamente per chi e come guadagnarci – continua il giovane della provincia di Milano – ci si può definire una startup. Se la condizione è di certezza e permette di avere flusso di lavoro saldo e rodato, allora non sono più una startup». 
Si parte dal non avere certezze economiche e lavorative, quindi. Una debolezza, potrebbe sembrare, ma allo stesso tempo una libertà che può permettere di coltivare le proprie idee e provare a renderle reali.

Tutto nasce da un’idea
Un segreto per avere l’idea giusta? «Giriamo, guardiamoci attorno, confrontiamoci e viviamo all’aria aperta – suggerisce Umberto Rosini, sviluppatore software e informatico in AgID, l’Agenzia per l’Italia Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri – cosa semplificherebbe la nostra vita? O cosa l’arricchirebbe? Le più grandi idee sono nate dall’evoluzione di cose già esistenti o procedure ridisegnate in ottica digitale». 
Ma occhio a dedicare troppo tempo all’idea sbagliata, perché sempre più spesso «le startup falliscono per aver investito troppe risorse in qualcosa che, in realtà, al cliente non interessava, tanto da rimanere senza più tempo e risorse per modificare il tiro», precisa Angelo Casagrande. 
Quali sono i passi pratici per creare un startup? Una startup, prima di essere formalizzata, è «un’idea da curare, sviluppare e testare nei vari hackaton», racconta Rosini, facendo riferimento agli eventi dove partecipano esperti di diversi settori dell’informatica, dai programmatori e grafici web agli sviluppatori di software. 
Se servono appoggi pratici, sarà facile trovare online i contatti di Bic Lazio, Luiss Enlabs o Fondazione Mondo Digitale a Roma, Nana Bianca a Firenze, InnovHub a Milano o TIM WCap (in diverse città d’Italia). 
Dopo avere analizzato il mercato, i competitor e le tappe per fare evolvere la nostra iniziativa, possiamo pensare alla creazione dell’impresa in cui sarà molto utile un’organizzazione a supporto delle startup o un commercialista. «Importante sarà anche volgere uno sguardo a quelli che sono i finanziamenti per l’avvio – continua lo sviluppatore software – come Regioni, Camere di Commercio o altri enti come Invitalia o i Bic che prevedono addirittura investimenti in capitale». 
Ottimo strumento è anche quello del crowdfunding, come il sito www.kickstarter.com. Perché se qualcuno crede nella vostra idea, forse è perché avete avuto la giusta intuizione.

Meglio lavorare da solo 
o in team?
«La squadra è sempre la risposta vincente». Ne è convinto Rosini. Non c’è un numero minimo o massimo di figure professionali da coinvolgere ma creare una squadra dove ognuno si occupa di un tassello dell’iniziativa è sicuramente il giusto punto di partenza. 
«Oggi una startup ha bisogno di varie figure che spaziano dall’ingegneria, ovvero dallo sviluppo dell’idea progettuale, alla creatività e comunicazione per finire al settore economico – spiega l’informatico – insomma c’è spazio per tutti e nessuno deve sentirsi tuttologo». 
Una visione condivisa anche dal giovane fondatore dell’agenzia digitale Vanilla, che tuttavia si scontra con una realtà in cui avere il migliore e più ampio team disponibile sul mercato con il minimo delle risorse economiche (spesso prossime allo zero) è impossibile. «Probabilmente il modo migliore sta nel mezzo: avere tutte le competenze necessarie all’interno del team – precisa Casagrande – ma, in casi estremi, questo può significare anche lavorare da soli, nel caso in cui la singola persona domini tutte le capacità richieste». 
E se l’idea è buona ma le competenze ancora non sono così solide, uno dei tasselli più importanti resta la formazione, visto che «se mancano skills specifiche vanno per forza apprese», chiude il fondatore di Vanilla
Largo quindi a corsi professionali, da un lato, che però è sempre meglio fare precedere dalla consultazione di manuali e portali online, per capire se la nostra curiosità potrà diventare un impegno reale.

Evitiamo i classici errori 
del principiante
Il segreto di una buona startup è quella di una corretta preparazione e analisi della propria idea, oltre a un buon equilibrio sull’organizzazione delle risorse, la capacità di piacere e di penetrare il mercato. «I classici errori? Racchiusi in una frase di Vasco Rossi “Siamo solo noi! O peggio… sono solo io!” – racconta lo sviluppatore software e informatico in AgID –. L’intelligenza sta nel cadere in errore, migliorare e sapere di poter sbagliare di nuovo». 
Perseveranza e credere nelle proprie capacità, perché una buona startup è come una buona squadra di rugby. «Il rugby è sempre una storia di vita – continua Rosini – : lavoro, impegno, sofferenze, gioie, timori, esaltazioni. Non è uno sport da protagonisti, ma una somma di sacrifici». 
Perché la prova di oggi è trovare l’idea che non è ancora stata scalfita dal mondo degli startupper. «Questa è la sfida che lancio a chiunque voglia approcciarsi a questo mondo – chiude lo sviluppatore della Presidenza del Consiglio dei Ministri – :  ditemi la vostra idea e potremo discutere insieme l’applicabilità e magari approfondirne l’effettiva realizzazione». L’importante resta farsi avanti.

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