Non si butta via niente

tendenze di Leo Gangi Effetto vintage Non si butta via niente Dilaga la “moda” per i vecchi oggetti, magari destinati alla discarica...

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di Leo Gangi

Effetto vintage

Non si butta via niente

Dilaga la “moda” per i vecchi oggetti, magari destinati alla discarica, e invece rari, e dunque preziosi. Come i vinili o i primi cellulari.


   La tastiera del computer è destinata a sparire e anche il computer tra qualche tempo non ci sarà più. La “qwerty” (detta così dalle prime lettere che si leggono in alto a sinistra) non sarà più necessaria quando i programmi di riconoscimento vocale diventeranno affidabili al cento per cento.
Il pc è già in crisi con l’avvento di smartphone, tablet di nuova generazione e sistema cloud di archiviazione. D’altra parte, la società si evolve. Morale della favola, se hai un vecchio laptop puoi buttarlo via. Anzi, no. Perché potrebbe tornare utile. 

Il gusto per il bello
Si chiama vintage la nuova tendenza che impazza in Europa e nel mondo. L’origine del nome (dal latino vindimia, che è diventato nel francese antico vendenge) è legata alla vendemmia di vini particolari, che si fanno pregiati col tempo.
Allo stesso modo, un bene che diventa vintage si fa pregiato col tempo. In sostanza è un marchio di qualità che descrive il “carattere” di quell’oggetto: cioè, non si tratta di una mera questione di estetica ma di una proprietà intrinseca, che dipende di volta in volta dal materiale usato, dall’anno di produzione, dall’autore.
Un sentimento diffuso al punto da avere dalla sua anche diverse fiere in tutta la Penisola, come il Future Vintage Festival di Padova e il festival di Forlì.
Di fatto, questo fenomeno ha a che fare con il gusto per il bello. È come se il prodotto o accessorio vintage uscisse dal suo contesto temporale per diventare una specie di opera d’arte che può essere apprezzata in ogni epoca. Il concetto diventa chiaro pensando alle moto e alle auto storiche, protagoniste di centinaia di raduni e sfilate in tantissime città, compreso il Monte-Carlo Historique: gli appassionati del settore hanno gli occhi che luccicano ogni volta che ne vedono una.

Lunga vita al vinile
Un po’ com'è successo per il vinile: nato ai primi del Novecento, affermatosi nel Secondo Dopoguerra, diffusissimo negli anni Novanta, la sua fine è stata salutata con un brindisi quando è stato sostituito dal cd, che non gracchiava e richiedeva meno manutenzione.
Da qualche anno però i vecchi dischi sono rientrati nel mirino di appassionati e non, con un consenso in crescita: milioni di copie vendute in tutto il mondo e migliaia di piatti stereo per ascoltarle. Ci si è accorti che, certo, il suono risulta più “rumoroso” rispetto ai supporti moderni, ma è anche più caldo e coinvolgente.
Così, ai posti in prima fila nei mercatini dell’usato si sono aggiunte apposite sezioni nei negozi e un pullulare di siti online dedicati: gli album più costosi sono, è ovvio, quelli più rari. Sembra che tra le “chicche assolute” ci sia un 45 giri del 1958 dei Quarrymen (in cui suonavano i tre quarti dei futuri Beatles) con i singoli That’ll be the day e In spite of all the dangers.

Certo, nulla di paragonabile al mercato dei dischi ottici, ma abbastanza per parlare di una seconda vita. E chi aveva portato i vecchi dischi all’ecocentro per fare posto alle cd collection ora si morde le mani.

Gradisce un ballo?
A proposito di musica, il vintage si è conquistato uno spazio tutto suo anche nel ballo: da qualche tempo sono riapparsi charleston, boogie woogie, blues, cha cha cha, lindy hop, rock’n’roll, che impazzano nelle sale e tra i giovani. Nonostante non sia facile impararli sono corteggiatissimi.
Il loro fascino sta nel fatto che sono molto coreografici e richiedono anche un abbigliamento consono, in stile anni Trenta o Cinquanta, a seconda del tipo di danza. La regola comune per tutti è l’invito che il ballerino rivolge alla prescelta: «Signorina, gradisce questo ballo?». Antiquato, forse, ma di sicuro molto di bon ton.

Vecchi cellulari
La cultura vintage vale anche per i cellulari? Si dice debbano passare almeno vent’anni per avere diritto a questo titolo. Ma, guarda caso, i primi modelli commercializzati in Italia risalgono proprio a quell’età. E oggi vanno a ruba. In cima alla classifica ci sono il Nokia 3310 e il T10 di Ericsson, che avevano uno schermo in bianco e nero, con capacità ridotte ai minimi termini e senza collegamento internet.
Ma come si fa a farsi piacere un telefonino così? Eppure c’è chi l’adora. E c’è anche chi pensa che usare un vecchio modello sia il modo migliore per scampare alle intromissioni dei cyber virus alla privacy. Sarà proprio così?
Restando in ambito tecnologico, c'è chi insegue il mito delle prime consolle Nintendo per videogiochi e dei walkman, e anche chi spera di far funzionare ancora il pionieristico Commodore 64. C’è perfino chi ha puntato gli occhi sul primo iPhone. Senza sapere che nonostante il design ricercato e il suo software rivoluzionario, il primo smartphone di casa Apple uscito nel 2007 è ancora troppo giovane per essere vintage.
La lista di oggetti preziosi potrebbe continuare ancora a lungo, con qualche sorpresa. Per esempio, la cara vecchia cabina telefonica, destinata allo smantellamento totale per ovvie ragioni: nella società 2.0 non la usa più nessuno. Il piano di rimozione su scala nazionale è stato avviato nel 2010, con il placet dell’Agcom, ed è tuttora in corso. Ma non sarà dimenticata del tutto.
Nel Comune di Barga, in provincia di Lucca, una vecchia cabina inglese è stata riadattata dalla Pro loco cittadina a mini biblioteca per il book crossing. È la più piccola d’Italia. Oltre che vintage è anche very good. N’est-ce pas? <

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