Arrivederci, amore, ciao…

di Elena Giordano Arrivederci, amore, ciao…  Finisce qua-a-a-a-aaaa. Ma non è detto che sia un male. Se stare nel gruppo significa “st...

di Elena Giordano


Arrivederci, amore, ciao… 
Finisce qua-a-a-a-aaaa. Ma non è detto che sia un male. Se stare nel gruppo significa “stare male”, meglio cambiare aria. Ma farsi qualche domanda.  


Il gruppo è un patto, una relazione stabile, una narrazione che ha un inizio e uno svolgimento. E che a volte ha anche una fine. E non serve fare drammi.

Ma io proprio dal dramma parto.

Domenica, ore 17, festa del cioccolato in oratorio per i bambini. Ci presentiamo tutti, arriva anche Ludo (vica), storica presenza e amica cara di Carlotta. Il clima è di festa, e allo stesso tempo di rilassatezza. Riconsegnati i bimbi ai loro genitori, ci fermiamo come sempre a chiacchierare tra noi, e Ludo spiega, con molta tranquillità, che non intende più far parte del gruppo.

Il motivo? Boh, più o meno esauriente: sente che non è più in sintonia con le motivazioni, ha poco tempo perché studia troppo e vorrebbe spenderlo in altro modo, si sente “grande” per le attività che seguiamo da anni. Arrivederci, amore, ciao… canticchia sotto voce Tommi: no, non è innamorato, è il suo modo, un po’ brusco, per affermare che via una Ludo se ne fa un’altra, che il gruppo è aperto, lo andiamo dicendo da anni, per cui si può andare, venire, tornare. A restare un po’ interdetta è invece Carlotta.


Non è in discussione l’amicizia tra lei e Ludo, tra Ludo e tutti noi, ma il senso dello stare insieme. Davvero il nostro trovarsi è una perdita di tempo? Davvero siamo “grandi” per la chitarra, i cartelloni, le torte al cioccolato? E dove sta scritto? La posizione di Carlotta è molto critica. In realtà siamo tutti dispiaciuti, perché è vero che il gruppo è aperto, ma mannaggia, quando uno si allontana il vuoto si sente, eccome! Quello lanciato da Ludo non è un problema da risolvere, ma una situazione da accettare. Non prima, però, come da suggerimento di Carlotta, di aver messo qualche puntino sulle i.

Ecco i puntini più pungenti: ciascuno di noi ha milioni di obblighi, responsabilità e attese che lo attendono every day quando apre gli occhi.

L’università, la famiglia, i nonni, lo sport, l’oratorio, la crescita personale, il ragazzo o la ragazza. Davvero, in questa vita misurata al millisecondo, è necessario escludere un’attività per fare posto a tutte le altre?

Secondo puntino: crescere non vuol dire abbandonare le attività che si sono sempre fatte perché “da piccoli”. Chiaro, un conto è smettere d giocare con bambole e Lego, un conto è guardare dall’alto in basso attività che sino a un secondo prima erano divertenti e utili.

Perché, invece, non provare a fare sempre le stesse, ma con uno spirito nuovo, adulto, più adeguato all’età? Queste sono le obiezioni che Carlotta ha posto a Ludo, e in realtà a tutti noi. 

La frattura per allontanamento di Ludo non è rimarginabile, lei ha già fatto la sua scelta, ma questa presa di coscienza di un cambiamento che attende tutti noi secondo me promette molto bene. La fissità e la noia sono la morte dei gruppi, anche dei più affiatati e persino di quelli sorretti dall’associazionismo strutturato.

Noi non vogliamo morire, non ne abbiamo nessuna intenzione, per cui: porte sempre spalancate ad accogliere le new entry, un abbraccio a chi decide di percorrere un’altra strada.


P.s. comunque secondo me Ludo tornerà presto, perché chi è abituato a vivere con profondità, quando vive con leggerezza si annoia e vede ogni colore sbiadire.  


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