Segnali di Malessere

La difficile situazione di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, fotografata dalle più recenti indagini nazionali ufficiali, ...



La difficile situazione di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, fotografata dalle più recenti indagini nazionali ufficiali, presenta un quadro finora cupo e privo di segnali che invitano all’ottimismo.
Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni è il più alto in Europa: 34,50%. La media europea si assesta invece al 20,9%.
I giovani tra i 25 e il 29 anni hanno fortunatamente qualche chance in più: trovano sì lavoro, ma all’insegna della precarietà (che altri definiscono eufemisticamente: flessibilità o mobilità o adattabilità...).

Nessuna voglia di lavorare
Ci sono poi quei giovani che hanno deciso fermamente di escludersi dal mondo del lavoro, di non affacciarvisi per nulla: la percentuale che li riguarda supera di molto la media europea.
I ragazzi tra i 15 e 24 anni che non vogliono intenzionalmente fare alcuna esperienza di lavoro (ma anche di studio) ammontano all’11,2%; quelli tra i 25 e i 29 anni hanno una percentuale più elevata: 16,7%.
In Europa questa categoria di giovani nullafacenti tuttalpiù si attesta, rispettivamente, a dati percentuali meno preoccupanti: 3,4% e 8,5%.

Il limbo degli studenti
Se il mondo del lavoro vede i giovani con questi dati sconfortanti, sul fronte degli studi è emerso dalle indagini nazionali un dato curioso che riguarda i giovani: si è constatata la loro prolungata permanenza nel percorso di studi, e questo dato di fatto si traduce anche in un ritardato ingresso nel mercato del lavoro.
Viene così rinviato nel tempo, si può dire alle calende greche, l’approccio al primo lavoro. Conservano ancora l’appellativo di “studente” il 60,4% dei ragazzi e delle ragazze tra i 15 e i 24 anni.
In Europa questa tipologia di giovani viene inquadrata con un dato inferiore: 53,5%. I giovani tra i 25 e i 29 anni che rimangono ancora nel limbo degli studenti si attestano intorno al 14,4%, mentre la media europea si configura al 9%.
Ciò significa che i giovani italiani tendono a rimandare nel tempo la ricerca di opportunità occupazionali.

L’abbinamento studio-lavoro
Un ulteriore aspetto che penalizza i giovani nel nostro Paese è la scarsa inclinazione a fare esperienze di lavoro mentre stanno ancora studiando.
Soltanto il 2,9% dei giovani sotto i 24 anni si cimenta a coniugare contemporaneamente un’esperienza di studio con un’esperienza di lavoro.
In Germania la percentuale è molto più elevata: 24,3%; anche in Gran Bretagna questo abbinamento risulta frequente: 21,4%. In Francia l’accostamento studio- lavoro riguarda il 10,3% dei giovani sotto i 24 anni.

Sentimenti di sfiducia
Una generazione di under 30 che sta dimostrando un’inerzia impressionante sul fronte del mercato del lavoro, ritardandone l’approccio o addirittura rifiutandosi di mettersi in gioco nel contesto occupazionale.
Un sentimento generalizzato di sfiducia, delusione e cocente amarezza li paralizza.
Letteralmente. Essi si sentono smarriti e demotivati, e pertanto non reagiscono: il mercato del lavoro li scontenta, ostacola, penalizza attraverso anche il fenomeno della precarietà (o flessibilità, o mobilità o adattabilità che dir si voglia), che contraddistingue a tutt’oggi la natura delle opportunità occupazionali.
I giovani, invece che mettersi a cercare un lavoro, vi rinunciano. Di sana pianta. Questa è l’impressione che si ricava dalle indagini ufficiali in generale.
Se le iniziative dei giovani a esplorare il mondo del lavoro vengono inibite da un fragile scenario dell’impiego guastato dalla crisi, le loro responsabilità non devono però venire meno.
Al bando l’infingardaggine! Sta a loro continuare, con imperterrita cocciutaggine, ostinazione, perseveranza, a setacciare ogni porta o anfratto che si possa aprire per trovare un lavoro almeno dignitoso.
Scopriranno che non sarà come raschiare il fondo di un barile o cavare sangue dalle rape!
Al diavolo le indagini, le inchieste e le sedicenti stime di percentuali che li vedono perdenti!
Quel che è certo è che saranno esauditi, le loro speranze si concretizzeranno. Nonostante la crisi.  

Nicola Di Mauro
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