Questione di bellezza

di Sagida Syed Incontro con Nadège du Bospertus Questione di bellezza Se modella si sposa con intelligenza e sobrietà, il risultato...

di Sagida Syed

Incontro con Nadège du Bospertus
Questione di bellezza
Se modella si sposa con intelligenza e sobrietà, il risultato è più affascinante. Perché prima viene sempre la vita.

Ok, diventare belli, oggi, almeno in parte, si può con l’aiuto della chirurgia estetica, con diete azzeccate e uno stile di vita sano però, ammettiamolo, nascere belli è un dono. La bellezza – per una volta parliamo di quella esteriore – è da sempre un valore aggiunto al nostro essere, può definire chi siamo e perfino condizionare il nostro destino.
Pur tenendo in considerazione il detto scespiriano che essa principalmente risiede negli occhi di chi la guarda, ci sono vari tipi di bellezze legate a determinati periodi storici e a diverse latitudini. Poi ci sono quelle persone che per perfezione di tratti somatici e ad armonia delle parti, risultano oggettivamente attraenti. Chi è ferrato sull’argomento sono le modelle, anzi le Top Model con cui la nostra società si confronta quotidianamente attraverso la pubblicità e la moda.

          Vantaggi e svantaggi               
Abbiamo chiesto ad una di loro di descriverci la vita di chi grazie ad un corpo avvenente ha costruito la propria carriera, di sfatare le eventuali leggende metropolitane su questo ambiente e di parlare di vantaggi e svantaggi di questo lavoro che per molte ragazze rappresenta un miraggio cui sono disposte a sacrificare tempo, danaro e salute. Nadège du Bospertus è una modella che con Naomi Campbell, Linda Evangelista, Claudia Schiffer ed Eva Erzigova ha lanciato l’epoca delle modelle “vip” dotate di una spiccata personalità e non soltanto manichini nelle mani di eclettici stilisti.
Tra il gruppo sopracitato Nadège era (ed è) considerata la modella intellettuale, una donna raffinata, forte di carattere ma dai modi sobri, lontano da ogni esagerazione. La incontriamo a Milano dove si è ormai stabilita da oltre vent’anni. «Non pensavo che mi sarei fermata a Milano – esordisce – soprattutto dopo aver girato tutto il mondo. Pensavo più a Parigi, dove sono stata scoperta e che è a pochi chilometri dal mio paese natale però mi sono sposata con un italiano e ho avuto tre figli che mi hanno legato a questa città e a questo Paese».
Nadège ha superato la quarantina ma non dimostra più di 30 anni. Le chiediamo di raccontarci la sua storia partendo dall’inizio: «Già a dodici anni mi chiedevano se volevo diventare un’indossatrice – ricorda –. Fino a vent’anni decisi che avrei continuato a studiare e a lavorare part time. Poi mi iscrissi ad una agenzia molto nota ed iniziai subito a lavorare». Così, questa ragazza dalla pelle ambrata ereditata dalla madre nativa dell’isola La Réunion, appare, in pochissimo tempo, sulle copertine delle edizioni internazionali di Vogue, Elle e MarieClaire. Presta il viso a campagne di prodotti di bellezza. Sfila sulle passerelle di New York, Parigi, Londra, Milano, Honk Kong.

         In breve, supermodella            
In poco tempo diventa una supermodella. «La mia routine era molto stressante: al mattino salivo su di un aereo e, magari, atterravo dall’altra parte del mondo. Dopo una doccia in albergo mi trovavo dietro alla macchina fotografica per lo shooting.
Alle volte dovevo posare per molte ore: centinaia di scatti per una sola fotografia. Appena finito, se ero fortunata, dormivo in albergo altrimenti ripartivo subito». Non c’era tempo per la discoteca o per festini tra amici.
Era un lavoro serio per la mannequin francese. «Dovevamo calarci nel ruolo per essere in sintonia con il fotografo o con lo stilista per poterne interpretare correttamente la filosofia. Eravamo indossatrici ma anche un po’ attrici e il nostro stile di vita doveva garantirci sempre una perfetta presenza fisica». Il suo taglio di capelli cortissimo, il suo fisico asciutto ed atletico coniugato ad un sorriso disarmante, fanno di Nadège una modella dalle caratteristiche originali che tutti si contendono. «Negli anni Novanta – aggiunge – le supermodelle erano delle celebrità. I paparazzi ci aspettavano dopo le passerelle, i giornalisti ci intervistavano, le lettrici copiavano il nostro stile e le ragazze ci imitavano”.
Nadège vive questo momento con la spensieratezza dei suoi vent’anni ma con la professionalità di una donna matura. «Aspiravo anche alla realizzazione come madre – racconta in tono dolce – e infatti quando mi sono sposata ho avuto tre figli maschi che hanno radicalmente cambiato la mia vita e il mio destino». Nadège ha rallentato il lavoro per dedicarsi ad essi, e ancora oggi che sono grandi (il primo ha vent’anni, l’ultimo quattordici) è una madre premurosa e presente. A vederla sembra una ragazzina. Non ha un filo di trucco. Anche con una tuta da ginnastica è elegantissima.
Come si fa a conservarsi così nel tempo? «Nessun segreto – dice –. È tutta questione di genetica. Io sono sempre stata così e, soprattutto, non ho mai dovuto sottopormi a nessuna dieta. Mangio di tutto in modo equilibrato e faccio sport. Il resto lo devo a Madre Natura».

                 Ieri come oggi                 
Ci assicura che ciò vale anche per le sue colleghe, quelle supermodelle che appartengono ad un’altra generazione. Alle ragazze d’oggi che per entrare nel mondo della moda fanno diete liquide, per endovena o altre assurdità alimentari, dice che questo mestiere, se è fatto seriamente, non deve mortificare il corpo bensì esaltarlo: «Ragazze dal corpo emaciato, con le occhiaie e le ossa femorali che spuntano da sotto i vestiti non sono attraenti». E aggiunge che se una giovane vuole tentare questa strada deve rivolgersi solo ad agenzie serie che non chiedono mai danaro in cambio di un book fotografico e lo deve fare possibilmente appena raggiunta la ragione, ovvero non in età di sviluppo fisico ed emotivo. «La vita professionale di una modella non è molto lunga – riflette – però si può rimanere nell’ambiente anche se con ruoli diversi». La modella si riferisce alla sua esperienza come direttrice artistica di una nota rivista femminile e come giudice dello show televisivo Italy’s next top model.
Recentemente però è tornata sulle passerelle non avendo nulla da invidiare alle nuove leve ed anzi insegnando loro una lezione o due. «Tra gli stilisti che ricordo con maggior affetto c’è Gianni Versace che era un uomo sensibile, generoso, un artista rivoluzionario che ha creato il concetto di supermodella ma sono anche molto legata a Giorgio Armani». Per modestia Nadège omette di essere stata per anni la musa dello stilista piacentino.
Oggi le modelle sono più che altro visi e corpi e la loro personalità interessa poco.

   Serietà e impegno prima di tutto         
Ma anche un lavoro che punta unicamente all’esteriorità può essere affrontato con la serietà e lo stesso impegno di ogni altra professione e può dare grandi soddisfazioni personali. «Il mio primogenito pur continuando a studiare all’Università – conclude la Top model – si sta cimentando nel mio stesso campo. Io lascio che ci provi senza fargli dimenticare che oggi, più che ieri, lo studio è fondamentale e che la carriera nella moda per un uomo è molto più breve e meno retribuita di quella di una donna».

Con il suo affascinante accento francese (anche se parla perfettamente italiano ed inglese) con i suoi modi semplici e diretti Nadège ci lascia, convincendoci che se una supermodella coniuga la bellezza esteriore a quella interiore, la sua impronta, nel mondo della moda come nella vita, sarà più duratura di una semplice passerella.<
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