Quattordici volte Toto

Da pochi giorni Mike Porcaro ci ha lasciati... Quattordici volte Toto Era dal 2006 che il gruppo non incideva più nuove canzoni, ...

Da pochi giorni Mike Porcaro ci ha lasciati...


Quattordici volte Toto

Era dal 2006 che il gruppo non incideva più nuove canzoni, nonostante i tanti tour di successo. Rimediano quest’anno con un cd intitolato “XIV”, che li fotografa in piena forma.



  Il 95% della popolazione mondiale ha ascoltato almeno una canzone suonata da un componente dei Toto. Esagerato? Non tanto, soprattutto se si tiene conto che individualmente ognuno di loro ha partecipato all’incisione di più 5.000 album che hanno venduto oltre mezzo miliardo di copie, senza contare la produzione propria come gruppo, che vanta oltre 35 milioni di cd piazzati nel globo.

Cifre che fanno girare la testa, che però fotografano perfettamente la “doppia vita” dei Toto, fenomenale band americana da 35 anni sulla scena con immutato successo, i cui musicisti spesso si dilettano ad accompagnare le maggiori star del pop-rock nei dischi o nei tour quando non sono impegnati nel gruppo-madre.



Un sound “totale”

D’altra parte, la loro storia inizia proprio dietro le quinte dello spettacolo. Il tastierista David Paich e il batterista Jeff Porcaro si conoscono da tempo per aver collaborato insieme all’incisione degli album di vari artisti. Sono però un po’ stufi di essere al servizio di altri, convinti di avere le qualità necessarie per emergere nelle sette note anche per conto loro.

Spunta l’idea di formare una band, idea che propongono ad altri ottimi session-men con cui hanno già avuto occasione di suonare. Rispondono il bassista David Hungate, il chitarrista Steve Lukather, il tastierista Steve Porcaro, fratello di Jeff, e il cantante Bobby Kimball. È il 1977, nascono i Toto.

A dare il nome al gruppo è quasi casualmente Jeff Porcaro, che sull’etichetta dei primi demo che il sestetto realizza scrive Toto, come è chiamato il cane di Dorothy nel film Il mago di Oz, che aveva visto. Dovrebbe essere un nome provvisorio, ma quando Hungate fa notare agli altri che in latino toto vuol dire “totale”, “che comprende tutto”, viene adottato in via definitiva: sembra proprio identificare il sound a cui aspirano.

In effetti, quel “sound totale” diventerà la cifra stilistica che caratterizzerà l’intera carriera dei Toto, capaci di mischiare qualunque genere, dal rock al pop, dal funk al jazz, grazie alle loro straordinarie doti tecniche e compositive. Doti che s’intuiscono subito con l’album d’esordio, intitolato semplicemente Toto, che diventa un grosso successo sulle ali del singolo Hold the line.

È il primo significativo passo lungo una strada ricca di grandi soddisfazioni ma solcata anche da vari cambi di organico, con addii e ritorni, ed episodi drammatici, come la morte di Jeff Porcaro nel 1992 o la scoperta nel 2010 del fratello Mike Porcaro (che aveva sostituito Hungate al basso dal 1982) di essere affetto dal morbo di Gehrig.

Tuttavia i Toto, pur tra questi scossoni, mantengono una buona rotta… musicale guidati dalle “colonne” Lukather e Paich, nel gruppo fin dalla fondazione. Si diradano le uscite discografiche, per altro sempre di ottima fattura, e s’intensificano i tour, fino a raggiungere nel 2013 l’ambito traguardo dei 35 anni di attività.



Energia e creatività

Proprio in occasione di questo importante appuntamento, si rinsaldano, almeno in parte, le fila dei Toto, con il rientro in formazione di Steve Porcaro (che aveva lasciato nel 1986) e del cantante Joseph Williams (al microfono dal 1986 al 1988). Insieme agli onnipresenti Lukather e Paich, prende così consistenza il progetto di realizzare un nuovo album di inediti, a distanza di otto anni dall’ultimo, ottimo Falling in between. «In un mercato in forte crisi – osserva Steve Porcaro – forse non era l’idea migliore, ma il feeling che si è creato tra noi durante gli ultimi tour ci ha stimolato a entrare in sala d’incisione. Sapevamo che era la cosa giusta da fare, tutto il resto non aveva importanza: non abbiamo mai fatto dei calcoli, non li facciamo certo adesso».

È scaturito così Toto XIV, un album di altissimo livello, che mostra una band in palla. «Abbiamo dato il meglio di noi stessi – dice Lukather – , sia in fase di composizione sia nel suonare. D’altronde, quando ci metti in una stanza, e tutti propongono i loro pezzi, quasi magicamente ogni cosa si assembla perfettamente». Concorda Joseph Williams: «Nei Toto tutti possono scrivere, cantare e suonare. Ognuno è dunque coinvolto allo stesso modo nel progetto, è come se fossimo una cosa sola».

Nel cd, c’è un altro gradito ritorno, quello di David Hungate al basso, uno dei fondatori del gruppo: «Non ci siamo mai persi di vista tra noi, anche se ho fatto altre cose. È stato come rientrare in famiglia». In tal senso, Porcaro ha paragonato questo album al celebre Toto IV, che li ha lanciati definitivamente nel mondo grazie a pezzi come Rosanna e Africa: «Non voglio certo sminuire il lavoro fatto prima e dopo quel cd – precisa – . La band ha sempre inciso grandi canzoni. Ho però rivissuto in studio la stessa energia e creatività di quegli anni».



La cosa più bella

Toto XIV ha senza dubbio il profilo di un classico album della band proiettato però ai giorni nostri: i generi che si mischiano con audacia, l’esperienza tecnica dei musicisti, grandi arrangiamenti, il gusto per la melodia, testi importanti. «Abbiamo voluto essere musicalmente onesti – commenta David Paich – , fare ciò che ci sentivamo “dentro”, senza strizzare l’occhio a nessuno o assecondare le mode. Sappiamo che ci sono tanti fan che acquisterebbero i nostri cd a scatola chiusa, ma non ci piace ripeterci. È questo che fa la differenza con altri artisti».

Adesso i Toto scaldano i motori per il tour mondiale che partirà a maggio dall’Europa. «In scaletta, oltre ai nostri classici, ci sarà parecchio spazio per le nuove canzoni – dice Lukather – . Siamo curiosi di vedere come saranno accolte dal pubblico».

Suonare dal vivo è il sale della vita per la band americana, come ammette Williams: «Immaginate di poter stare su un palco di fronte a una folla enorme, di suonare brani meravigliosi con i migliori musicisti del pianeta e, guardandoti intorno, vedere i tuoi più cari amici. Questa è la cosa più bella che un artista può sognare di avere».
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