Domanda d'amore

focus di Valter Rossi E se l’amore avesse ragione? – 6 Domanda d'amore Gli incontri tenuti a Torino dedicati all’affe...


focus

di Valter Rossi





E se l’amore avesse ragione? – 6

Domanda d'amore

Gli incontri tenuti a Torino dedicati all’affettività hanno generato

molte domande. Ecco alcune risposte abbozzate in diretta dai relatori.



Sono state molto numerose le domande che hanno fatto da corollario agli incontri di formazione tenuti a Torino, nella Basilica di Maria Ausiliatrice, dedicati ai giovani della Pastorale Giovanile della Diocesi di Torino e organizzata in collaborazione con la Pastorale Giovanile dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice del Piemonte e della Valle d’Aosta e dalla Pastorale per gli Universitari.

Occasione di scambio sincero e di approfondimento di messaggi forti e di provocazioni capaci di andare sul vivo dell’esperienza giovanile, confrontandosi su un tema, quello dell’innamoramento e dell’amore, che troppe volte rischia di essere vissuto lontano da Dio e scollegato all’esperienza di fede. Parlando con coraggio di amore umano, letto nell’ottica cristiana del dono e della risposta ad un progetto di Dio che oltrepassa l’uomo e la donna e fa entrare nel Cielo, sono state molto opportune le domande che concludevano l’incontro, prima di un momento di adorazione eucaristica. Ne riportiamo alcune con le risposte date dai relatori.


Se Dio c’entra nell’innamoramento, perché sempre più spesso il matrimonio finisce?

Risposta di don Andrea Bozzolo

Questo accade perché l’innamoramento non basta. L’innamoramento accende la miccia ma non è il traguardo dell’Amore, è la partenza. E la partenza deve poi portare la coscienza a fare dei lavori. E se non si fanno, passa il tempo ma la casa non si costruisce. I lavori sono la purificazione della propria affettività, la capacità di dono, di ascolto e di servizio.

Molte volte le coppie sono tentate di pensare che la loro storia vada bene solo per il fatto di stare bene assieme, “sotto la luna”. La maggior parte delle persone “sotto la luna” stanno bene, ma questo non è Amore.

Mettere assieme due storie è molto più impegnativo che mettere assieme due corpi con un abbraccio. E spesso mettere troppo assieme due corpi, pensando di essere al traguardo e non all’inizio, illude di essere più uniti di quanto lo si sia realmente. E poi la vita presenta il conto.

Se l’innamoramento genera il lavoro della coscienza e l’impegno della libertà, fiorisce l’Amore, come un germoglio che sboccia. Non ci sarà più il germoglio dell’innamoramento ma il fiore del dono di sé.


Perché si è gelosi se in una coppia si sta bene?

Risposta di don Roberto Carelli

C’è la gelosia bella e la gelosia brutta. La gelosia asfissiante, che non lascia vivere l’altro, che ha paura di tutto, patologica, e vi è poi invece quella che è tipica dell’Amore matrimoniale, che dal punto di vista formativo rende il cammino impegnativo.

Il matrimonio è dotato di unicità, esclusività, intimità. Per questo esiste anche una gelosia buona, per la quale uno chiede segnali e rassicurazioni di avere l’altro come unico e di essere per l’altro l’unico.



Se l’uomo si completa con la donna, i consacrati come si completano?

Risposta di don Roberto Carelli

Non dimentichiamo che il matrimonio è comunque una mediazione per imparare ad andare in Paradiso, dove non ci si sposa, come dice il Signore: «non si prende marito e moglie» (Mt, 22,30). La vita sulla terra è un apprendistato alla vita eterna.

Allora chi sono i consacrati e le consacrate? Sono coloro che Dio chiama a Lui più vicino per diventare dei promemoria viventi che poi resterà e basterà solo l’Amore di Dio. Questo è di aiuto anche per gli sposati, perché attraverso la rinuncia dei consacrati e delle consacrate, gli sposi capiscono di poter affrontare bene non solo le gioie del matrimonio, ma anche le prove e le croci spesso tanto dolorose.



Bisogna tendere alla perfezione o basta accontentarsi di come siamo, con i nostri difetti e i nostri limiti?

Risposta di don Mario Aversano

A me piace l’espressione “crescere nella discontinuità”. Me la regalò un sacerdote alcuni anni fa. Tendere verso l’alto è assolutamente sensato, vuol dire ascoltare veramente ciò che ti dice la coscienza, il cuore. Non pensando che ci sia una crescita continua, omogenea e lineare, ma attraverso la discontinuità. Un po’ come voler raggiungere la vetta non attraverso una salita di 90 gradi, ma attraverso dei tornanti che salgono e scendono. < (continua)
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