Oltre i limiti

persone   di Patrizia Spagnolo Le barriere sono nella mente Oltre i limiti Difesa dei diritti, impegno per l’inserimento lavorat...

persone
 di Patrizia Spagnolo

Le barriere sono nella mente
Oltre i limiti
Difesa dei diritti, impegno per l’inserimento lavorativo, promozione della diversità come arricchimento della società. Ne parliamo con
Angelo Catanzaro, fondatore di A.I.P.S.

Angelo Catanzaro, torinese, 30 anni, ha tante idee e alcune le ha già realizzate. È disabile, affetto da paralisi spastica, ma ha scelto di andare oltre i limiti, di superare tutte le barriere – soprattutto quelle mentali – e di mostrare al mondo dei normodotati di cosa sono capaci coloro che hanno un handicap. Così, all’età di 19 anni, ha fondato insieme con alcuni amici l’A.I.P.S. – Associazione Italiana Paralisi Spastica Onlus (www.aipsonlus.it) che è stata pure insignita recentemente della Gran Medaglia al Merito da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Angelo, come è iniziata l’avventura della tua associazione, quali idee e riflessioni l’hanno ispirata?
L’Aips onlus, Associazione italiana paralisi spastica, nasce il 25 febbraio del 2003. Io avevo 19 anni. Una sera al pub insieme con alcuni amici, tra cui due normodotati, ho deciso di fondare un’associazione che si occupasse di disabilità in modo nuovo, il cui scopo non fosse quello di “pretendere” ciò che ci spetta di diritto, ma di dare qualcosa al prossimo che non conosce questo mondo. Vogliamo far comprendere che non siamo affatto diversi dai nostri coetanei e che possiamo e dobbiamo integrarci nella società. Dobbiamo essere noi i primi a volerlo.
Ci consideriamo persone con disabilità 2.0, siamo la nuova generazione di disabili che ha deciso di farsi conoscere per le proprie capacità ed eccellenze e non per una limitazione. Ciò che conta è la realizzazione di sé, la costruzione di un’identità attraverso l’espressione dei talenti e delle competenze che ognuno di noi ha e che non vanno sprecati. Il nostro scopo è quello di abbattere tutte le barriere, spesso mentali, con un approccio non vittimistico o pietistico.
L’associazione ha avuto negli anni molti riconoscimenti, ma il premio che mi rende davvero orgoglioso è quello che il 3 dicembre 2013, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, mi ha assegnato la Consulta per le persone in difficoltà.

Perché questo Premio è così importante per te?
Perché si tratta di un attestato di stima e apprezzamento da parte delle stesse associazioni che si occupano di disabilità. Il presidente della Consulta, Paolo Osiride Ferrero, è una persona che ha combattuto per anni affinché venissero rispettati i nostri diritti fondamentali. Lui è un punto di riferimento per me; a volte ci scontriamo, anche perché siamo di generazioni diverse, ma nutro profondo rispetto e gratitudine.

A chi si rivolge l’associazione e qual è il messaggio più importante che intende trasmettere?
Prima di essere disabili siamo persone. La dignità umana e il rispetto per il prossimo sono centrali. Pur con le nostre difficoltà, non demordiamo e crediamo fortemente che possiamo raggiungere i nostri obiettivi. È soprattutto ai giovani che ci rivolgiamo, disabili e non. Ci rivolgiamo a loro perché sono quelli più in grado di recepire il concetto di disabilità 2.0 come lo intendiamo noi, è cioè una disabilità che non deve impedire di puntare in alto, all’eccellenza. E per trasmettere loro questo messaggio ricorriamo a mostre d’arte, spettacoli teatrali, convegni, dibattiti e altre formule non convenzionali che facciano emergere le capacità e facciano invece passare la disabilità in secondo piano.
Prima che associazione, ci definiamo gruppo di amici. Le circa 400 persone che seguono le nostre attività sono quasi tutti giovani, disabili e normodotati. Siamo aperti a tutti, perché non ci occupiamo nello specifico soltanto della paralisi spastica ma in generale del contesto della disabilità, di tutto ciò che essa comporta nelle diverse sfere della vita di una persona.
Fanno parte dell’associazione anche giovanissimi disabili che col nostro aiuto imparano sin da subito ad abbattere quelle barriere che spesso essi stessi si creano: la paura del confronto con i normodotati, la convinzione di non essere considerati all’altezza, l’autoesclusione…


Come vivi la tua disabilità?
Con la mia limitazione ho un rapporto a volte astioso, ma sin da piccolo, grazie anche al supporto della mia famiglia, ho imparato a conoscere la mia disabilità e a saperla gestire, la vita che svolgo è assolutamente identica a quella di un qualunque giovane normodotato. Il mio punto di forza è conoscere i miei limiti, questo mi permette di perseguire tutti gli obiettivi che mi pongo.

La dimensione della fede quanto ti ha aiutato,
cosa ti ha dato?
Un’esperienza importante è stata quella di Lourdes, vedere tutte quelle persone che come me erano andate lì per cercare, anche senza esserne consapevoli, un “miracolo”. Per me il miracolo è vedere persone molto sofferenti reagire e non smettere mai di arrendersi.
Ma l’esperienza più bella e arricchente risale a quando ero bambino. Andavo a Valdocco a giocare a calcio nella squadra “mondo G”. I miei compagni erano tutti normodotati ma non mi hanno mai fatto pesare la mia disabilità: anche se ci mettevo due ore a correre mi passavano la palla, mi facevano sentire parte del gruppo.
La fede è qualcosa di personale. Io mi rivolgo spesso a Dio e sono convinto che sia lui a mettere sulla mia strada fatti e persone che mi hanno dato molto e aiutato nei momenti di difficoltà. È lui che mi ha permesso di fare cose importanti per l’associazione.

I documenti ufficiali parlano di barriere. Da diretto interessato, quali sono?
La Convenzione dell’ONU, ratificata anche dalla UE, parla di rispetto per la dignità intrinseca, di autonomia individuale, di non discriminazione, di piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società, di rispetto per la differenza e accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell’umanità stessa. Parla di pari opportunità, di accessibilità, riconosce il diritto di potersi mantenere attraverso un lavoro liberamente scelto…
Oggi, nonostante i progressi compiuti, ci sono ancora troppe barriere. Barriere soprattutto mentali, limitazioni che spesso i disabili stessi si creano. Ma anche i pregiudizi delle persone “normali”, la scarsa attenzione e la mancanza di buon senso da parte di chi non conosce le nostre sofferenze: quando un architetto progetta una casa, per esempio, dovrebbe pensare che lì potrebbe andare a vivere una persona con disabilità.


Parlaci di un progetto a cui tieni molto e al quale stai lavorando...
Uno dei progetti di punta della nostra associazione è “Io Lavoro H”. Il fine dell’iniziativa è di cercare talenti cui offrire concrete opportunità nel mondo del lavoro per far sì che il disabile non sia solo un “posto vacante” da riempire per motivi di legge, ma una risorsa utile e di qualità. L’iniziativa vuole affermare alcuni principi fondamentali ai quali le imprese dovrebbero attenersi, riaffermando la centralità delle persone, in un’ottica di pari opportunità ed equità, affinché tutti i cittadini abbiano pari accesso alle occasioni d’inserimento lavorativo.
Nell’ultima edizione svoltasi nell’ottobre scorso a Torino, abbiamo organizzato all’interno della manifestazione la “Prima giornata europea per le politiche di inserimento lavorativo delle persone con disabilità”. Un convegno che ci ha permesso di conoscere a livello internazionale le tendenze politiche, aziendali e statali per l’inserimento lavorativo delle categorie protette.

E che ci dici dell’iniziativa “Oltre i limiti”?

Abbiamo creato questa iniziativa in collaborazione con la Città di Torino: dal 2011 proponiamo nel periodo estivo una serie di incontri con personaggi del mondo della cultura, dello sport, dell’arte, della scienza e della televisione per stimolare una riflessione su diversi aspetti e suggestioni legati alla ricerca e al superamento del limite, sotto varie forme. Abbiamo così raccolto testimonianze di persone che hanno saputo andare oltre i limiti del pregiudizio, dell’inerzia, dell’intolleranza, portando messaggi di possibilità, gioia, fede e speranza. <
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