Lo sport allunga la vita

salute di Marta Cardini Sempre in forma Lo sport allunga la vita Fare una regolare attività fisica aiuta ...


salute


di Marta Cardini



Sempre in forma

Lo sport

allunga la vita

Fare una regolare attività fisica aiuta a vivere meglio. E anche a superare i momenti “no” che l’esistenza ci mette davanti.



È noto che l’attività fisica è importante per vivere meglio e mantenersi in buona salute. Ma influisce sulla nostra vita fino al punto di allungarla? Secondo le ultime ricerche scientifiche sembrerebbe proprio di sì. Non solo. Lo sport, praticato nella giusta dose, aiuterebbe a sopportare meglio il dolore e a combattere le emozioni negative, ci renderebbe più forti e più in grado di “rialzarci” dopo esperienze negative. E se praticato fin da giovani, regalerebbe dei benefici inaspettati…



Una corsa di due ore

Basterebbe una corsa di almeno 2 ore alla settimana, una leggera attività fisica, senza stancarsi troppo per allungare la vita mediamente di 6,2 anni negli uomini e di 5,6 anni nelle donne. La relazione tra attività fisica regolare e allungamento della vita è stata studiata dall’Università del Bispebjerg Hospital di Copenaghen, che ha condotto una ricerca su oltre duemila persone, uomini e donne di età compresa tra i 20 e i 75 anni.

I soggetti a campione sono stati seguiti per un periodo di 35 anni, attraverso domande sulle abitudini sportive e stili di vita. Le persone più longeve avrebbero praticato un moderato esercizio fisico durante l’intero arco della loro vita, a partire da quando erano giovani.

Mentre uno studio presentato al Meeting dell’Association for Cardiovascular Prevention di Dublino, mostra come una moderata attività fisica riduca notevolmente i rischi di mortalità per problemi legati alle malattie del cuore. Lo studio pone particolare attenzione sul tipo di intensità dell’attività sportiva. Il ritmo di corsa ideale sarebbe quello che fa restare “leggermente senza fiato”, ma senza esagerare.



Si sopporta meglio il dolore

L’esercizio fisico e l’allenamento migliorerebbero inoltre la sopportazione delle sensazioni negative. Lo rivela la rivista Pain, che ha pubblicato i risultati di una decina di test sulla percezione del dolore analizzati dall’Università di Heidelberg in Germania.

Analizzando la reazione al dolore di 500 atleti e di 300 persone con livelli normali di attività sportiva sono emerse significative differenze nell’avvertire e sopratutto nel reagire al dolore. Negli atleti è notevole la migliore tolleranza ad un dolore più intenso. Gli atleti impegnati negli sport di squadra, come il calcio, il basket e gli atleti che praticano sport individuali come il tennis, presentano una variabilità marcata, la risposta dell’organismo al dolore dipende da meccanismi fisici e psichici.

«A volte si tende a “tenere duro” per completare uno sforzo fisico che dia un merito individuale o semplicemente per vincere una partita − spiega Giorgio, allenatore di pallacanestro − . Sono quindi molto importanti l’allenamento e gli esercizi frequenti perché aiutano ad avere più resistenza per competere. Grazie all’allenamento, graduale per chi è agli esordi, chi pratica uno sport, che sia o no competitivo, nel tempo si sentirà più forte e più in grado di affrontare e superare anche le emozioni negative che possono attraversare la vita di ognuno. Lo sport rende “resilienti”».

Secondo lo studio dell’Università di Heidelberg, nei soggetti che svolgono attività sportiva in maniera regolare, a livello non agonistico, si registra comunque una migliore qualità della vita, soprattutto per quanto riguarda i dolori cronici, come ad esempio alle articolazioni o alla schiena. Lo studio nei soggetti “non atleti” ha dimostrato come, anche se non si modifica l’intensità con cui il dolore viene percepito, i sintomi diventano più accettabili e la vita, nel suo insieme, migliora notevolmente.

«Sono un ciclista amatoriale − afferma Riccardo − ed esco 4 volte a settimana con il gruppo ciclistico di cui faccio parte. In genere il percorso che faccio si aggira intorno ai 60 Km. Pedalo sulla mia bici da corsa ormai da più di 10 anni. Oltre a sentirmi bene, ho scoperto di avere guadagnato molta grinta nell’affrontare la vita.

Alcuni anni fa, ad esempio, ho dovuto fare i conti con un lutto in famiglia. Sono riuscito passo dopo passo ad affrontarlo, a rielaborarlo, a superarlo e a rialzarmi. La forza psicologica per fare questo, mi è derivata anche dalla mia passione per lo sport, che in qualche modo ha contribuito a migliorare la mia autostima, le mie energie vitali e anche la mia forza di reagire».



30 minuti al giorno

per stare bene

Uno studio condotto dall’Università dell’Oregon ha messo in relazione l’esercizio fisico delle donne e degli uomini con il manifestarsi di rischi cardiovascolari. Per stare bene basterebbero 30 minuti al giorno di attività sportiva.

I ricercatori hanno analizzato, su un campione di 2000 soggetti equamente distribuiti tra uomini e donne, la correlazione tra i minuti di attività sportiva praticata e la probabilità di essere depressi, sviluppare il colesterolo alto e avere la sindrome metabolica. Nelle donne che svolgono almeno 30 minuti al giorno di esercizio fisico diminuiscono in maniera evidente i sintomi di diverse patologie. Al contrario, il rischio maggiore è quello di sviluppare la sindrome metabolica.

Questi fattori sono strettamente collegati allo stile di vita di una persona e spesso portano all’obesità e all’ipercolesterolemia. Lo studio, pubblicato sulla rivista Preventive Medicine pone particolare attenzione all’importanza dell’attività sportiva per le donne in quanto sono state evidenziate delle differenze sostanziali rispetto agli uomini, che farebbero più sport rispetto alle donne.



Le buone abitudini

La pratica costante di uno sport ha ancora più valore se praticato fin da giovani o, ancora meglio, dall’infanzia. «Ho iniziato a fare una passeggiata di 25 minuti al giorno quotidianamente da quando avevo 15 anni − afferma Lucia, 55 anni − e ora sono molto contenta dei risultati ottenuti. Molte persone mi dicono che il mio aspetto è fresco e giovane e che dimostro parecchi anni in meno. Credo di dover molto a quella semplice passeggiata. Oltre ad aver sempre mantenuto una sana e corretta alimentazione».

Lo studio dell’Università dell’Oregon ha evidenziato anche come la mancanza di attività fisica possa dipendere da abitudini dell’infanzia. Le bambine tendono a giocare di meno all’aperto rispetto ai maschi. Una conseguenza importante inoltre sarebbe la scarsa fiducia che le donne ripongono in loro stesse per superare le paure sulle proprie capacità e limiti per svolgere attività fisiche.

Sarebbe importante quindi per tutte le donne impegnate nella gestione della casa, del lavoro e della famiglia, trovare il tempo per dedicarsi ad una semplice attività sportiva: una passeggiata, una breve corsa e qualche seduta in palestra avranno effetti positivi sulla salute. <
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