Guarda che luna


CINEMA
Claudio Facchetti

Lassù nello spazio






Guarda che luna!

Neil Armstrong è stato il primo uomo a posare il piede sul suolo lunare. Un film racconta come si è preparato alla storica missione tra dubbi, paure, slanci generosi.

La prima “passeggiata” sulla luna non è stata proprio… una passeggiata e, con tutta probabilità, non lo è stata mai nemmeno nelle missioni successive. Ma la prima, chiaramente, ha sempre un “sapore” particolare e un’impresa di tali proporzioni, che ha segnato la storia dell’umanità, presenta sempre tante incognite.
È su questo aspetto che si è concentrata l’attenzione del regista Damien Chazelle e che gli ha fatto decidere di dirigere Il primo uomo, ispirato all’appassionante storia della missione della NASA denominata Apollo 11 per portare un essere umano sulla luna.
Per la precisione, si è indirizzato sulla figura di Neil Armstrong, appunto l’uomo che ha messo piede per primo sul nostro satellite il 20 luglio 1969, prendendo spunto dal libro scritto da James R. Hansen, First Man: A life of Neil A. Armstrong, biografia autorizzata dell’astronauta.
Tuttavia Chazelle non ha puntato i fari tanto sulla fase dell’allunaggio, quanto sugli anni dal 1961 al 1969 relativi alla preparazione della missione. Un periodo denso di avvenimenti che ha coinvolto quanti studiavano il modo di sbarcare sulla luna ma, soprattutto, la vita di Armstrong.
«Prepararsi a una spedizione di questo tipo – dice il regista – vuol dire sottoporsi a grandi sacrifici, dubbi, timori. Non è facile, e tutto questo ha un costo personale, che si riverbera sulla tua esistenza, sulla tua famiglia. È questo che ho cercato di far emergere nel film».

Non è un biopic
Sembrerebbe, a prima vista, un classico biopic, ma in realtà sfugge alla categoria, come ha confermato al Boston Globe lo sceneggiatore Josh Singer, Oscar per Il caso Spotlight (2015), chiamato a scrivere Il primo uomo: «Chazelle aveva una visione molto chiara su come costruire la vicenda: voleva mostrare le difficoltà dell’impresa, svelarne la sua natura profonda. In passato, la missione è sempre stata raccontata in modo soft, lui invece desiderava metterne in evidenza gli aspetti terrificanti».
Aggiunge il regista: «L’eroismo di Armstrong non consiste solo nel fatto che è atterrato sulla luna, ma di essere scampato a questa incredibile missione. È qui il focus della storia: com’è stata vista l’impresa attraverso gli occhi di coloro che l’hanno vissuta. Sarà un film pieno d’azione, che farà battere il cuore agli spettatori».
A indossare la tuta spaziale c’è Ryan Gosling, che torna a lavorare con Chazelle, che lo aveva diretto in La La Land nel 2016. «Armstrong era un uomo interessante – commenta – che per prepararsi alla missione ha dovuto sottoporsi a esercizi micidiali, lui come gli altri astronauti. Accettare di salire su quel razzo e di puntare alla luna era pieno di rischi. Le innovazioni tecnologiche, all’epoca, non davano chissà che garanzie… In più, in quel periodo, c’era anche la stampa che remava contro, scettica sulla necessità di realizzare il sogno di John F. Kennedy di mandare gli americani sulla luna».


Un regista da Oscar
Un sogno che, seppur costellato di dubbi, paure, incomprensioni, ha alimentato un gruppo di persone che, alla fine, è riuscito a vincere qualsiasi resistenza e a farlo diventare realtà. Nel film, Gosling/Armstrong dice a un reporter: «Sei quaggiù e alzi lo sguardo e non ci pensi troppo, ma l’esplorazione dello spazio cambia la tua percezione. Ti permette di vedere cose che avremmo dovuto vedere molto tempo fa».
Con Gosling, nel cast troviamo Corey Stoll nei panni di Buzz Aldrin, il secondo astronauta che scese sulla luna poco dopo Armstrong, Lukas Haas in quelli di Michael Collins, che rimase alla guida del modulo di comando nell’orbita lunare, e la lanciatissima Claire Foy, che dà il volto a Janet Shearon, moglie di Armstrong.
«Non potevo chiedere di meglio – commenta Chazelle – . Ho avuto a disposizione un cast fantastico, collaboratori di prestigio e cinque grossi set che mi hanno dato la possibilità di girare moltissime scene spettacolari».
Chazelle sa che la sua prova è molto attesa. D’altra parte è uno dei nomi più “forti” usciti negli ultimi anni a Hollywood, impostosi prima con Whiplash (2014) per poi esplodere con il musical La La Land (2016), pellicola che ha vinto 6 Oscar, tra cui quello come miglior regia, diventando il più giovane regista a ricevere la statuetta nella storia del premio.
Un traguardo prestigioso, tra i tanti raggiunti, ancor più sorprendente se si pensa che la sua carriera non sembrava indirizzata al cinema. «A dire il vero – confessa – da giovane oscillavo tra la passione per la settima arte e la musica, classica e jazz. Avevo incominciato a suonare la batteria, ma fui licenziato dalla band. Imbracciai allora la cinepresa, e le cose andarono meglio».
Oggi è uno dei registi top, osservato speciale dagli addetti ai lavori. Lui sa di essere sotto la lente d’ingrandimento: Il primo uomo è il suo terzo film importante, quello che può consacrarlo definitivamente oppure fargli compiere un passo indietro. La risposta, alla fine, come sempre la darà il pubblico.
 
Questo è un piccolo passo…

 Sono le ore 20:17:40 (in Italia le 22:17:40) del 20 luglio 1969 quando il modulo lunare, chiamato Eagle (aquila), si posa sul cosiddetto Mare della Tranquillità (nulla a che vedere con l’acqua). Poco dopo, la voce gracchiante del comandante Armstrong arriva alla NASA: «Houston, Tranquillity Base here. The Eagle has landed» (Houston, qui Base della Tranquillità. L’Eagle è atterrato».
Sei ore e mezza dopo Armstrong mette il piede sulla luna e pronuncia la storica frase: «Questo è un piccolo passo per l’uomo, un gigantesco balzo per l’umanità», pensata prima del lancio. Lo segue Aldrin. Rimarranno a passeggiare per circa due ore e mezza, fotografando il suolo e raccogliendo campioni di roccia.
Terminati i loro compiti, i due astronauti risalgono sull’Eagle e si ricongiungono con il modulo di comando Columbia, controllato dal terzo astronauta, Michael Collins. Il 24 luglio l’equipaggio rientra sulla Terra, con ammaraggio nel Pacifico. In tutto, la missione è durata 8 giorni e 3 ore.


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