Una lunga storia

Appunti di Valter Rossi   Grazie a tutti Una lunga storia Sulle pagine di “Dimensioni nuove” è comparsa la scritta “the end”. S...


Appunti
di Valter Rossi
 
Grazie a tutti
Una lunga storia
Sulle pagine di “Dimensioni nuove” è comparsa la scritta “the end”. Si chiude un’avventura durata decenni.

Quando prende vita, l’antenata della rivista che avete in mano si chiamava solo Dimensioni, ed era il lontano aprile 1962. Don Carlo Fiore, classe 1920, dal 1954 lavora a Torino nell’Opera madre dei Salesiani di don Bosco per rivitalizzare le associazioni giovanili salesiane dopo il dissesto del periodo bellico. Nella sua stanzetta-ufficio al quarto piano di Valdocco fa nascere il Centro Gioventù Salesiana, e fonda una prima, piccola rivista di formazione religiosa, Compagnie in azione, che poi trasforma in Ragazzi in azione.

Viva e moderna
Otto anni dopo, si lancia in un nuovo progetto. È una rivista completamente nuova e per certi versi rivoluzionaria. I primi due numeri sono sperimentali, e l’intenzione è di partire con un’annata scolastica in ottobre. I primi due numeri sono una coraggiosa dichiarazione di intenti, in cui chiede pareri, riporta lettere e commenti, promette interazione.
Il Concilio Vaticano II non è ancora incominciato, ma l’aria che si respira è quella, proprio perché si sta preparando intensamente un evento destinato a rivoluzionare la Chiesa Cattolica (papa Giovanni XXIII ne aveva annunciata la convocazione il 25 gennaio 1959 al termine della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani e la prima sessione iniziò l’11 ottobre 1962).
Lo spirito della rivista era modernissimo. Parlava di politica e lavoro, di confronto generazionale e prospettive economiche, di affettività e fede, di narrativa, di umorismo e cinema. L’impostazione era severa, senza concessioni all’estetica, qualche disegno, poche foto. Un linguaggio dalle tinte forti e provocante rivolto a «giovani che, obnubilati dalle ambigue tenebre del clero medioevalizzante, vogliono vedere in faccia la realtà delle cose; che vogliono essere “svegliati dal sonno dogmatico”, da quel torpore [...] che rivela la meschinità del mondo prelatizio».
1969
Il successo, insieme alle prime opposizioni è immediato. Nel 1968 se ne stampano 44.000 copie testimoniando un orizzonte di pubblico molto ampio.

Parola d’ordine: dialogo
Nel gennaio del 1969 si presenta come Dimensioni oggi. Le prime sette pagine sono dedicate alla posta dei lettori. Saranno una costante per molti anni, dirette e graffianti, segno chiaro della volontà di mettersi davvero in ascolto dei giovani (il sinodo dei giovani dovrebbe tornarci immediatamente alla mente…). Sono ricche delle aspirazioni, dei sogni e anche della rabbia di moltissimi ragazzi che scrivono, discutono, cercano, vogliono e si impegnano.
Sono gli anni più caldi della contestazione, e restare lucidi non è per nulla facile. Nelle manifestazioni di piazza si lanciano i cubetti di porfido e si arriva a dibattere di un uso “cristiano” della violenza nelle contestazioni sociali. Piovono accuse di “comunismo”. Don Carlo Fiore dirige una barca in acque agitate ma con la sua umanità profonda, la sua vicinanza ai giovani unita alla sua saggezza, riesce ad affrontare anche le ondate più grosse.
1972
La sua parola d’ordine è “il dialogo”. In risposta ad una lettera di contestazione del 1970 scrive: «Noi, in sostanza, al dialogo crediamo e riteniamo che la politica dei blocchi ideologici e degli integrismi sia ormai da archiviare». Non è semplice essere profeti e discernere i reali fermenti postconciliari dalle «esasperazioni ereticali».

Occhi sempre aperti
1983
Un piccolo rettangolo di colore alleggerisce una copertina in cui giganteggia la scritta nera fino al 1972, quando la rivista cambia di nuovo nome, approdando all’attuale Dimensioni nuove. Resta il nero della scritta, ma prevale il bianco di fondo. E resta la voglia di non chiudere gli occhi di fronte alle realtà del mondo, anche le più cupe. Ospedali psichiatrici, referendum sul divorzio, corsa agli armamenti, antimilitarismo, inquinamento, volontariato, tolleranza, insieme a Dio, fede e coerenza… sono solo alcuni degli argomenti urlati dalle pagine di una rivista che non ha nessuna intenzione di farsi zittire.
1984
Sempre aggrappato al presente, attento ai problemi e alle sensibilità dei giovani, di tutti i giovani, in particolare di quelli incapaci di vivacchiare, protagonisti del tempo e della storia, che vogliono dire la loro, che non hanno paura di dirsi cristiani o di confrontarsi con le esigenze del Vangelo e la proposta di fede della Chiesa.

Tempo di colori
Fino al maggio 1983, quando compare la prima copertina a colori. Ultimo sforzo di rinnovamento da parte di don Fiore, che ad ottobre 1984 cede il testimone al suo principale collaboratore, Sergio Giordani, fino ad allora vicedirettore, che non abbassa il tiro: «Noi non nascondiamo la nostra collocazione. Noi intendiamo essere partigiani dell’uomo attingendo ispirazione dalla cultura cristiana».
1996
I colori entrano, poco alla volta, nelle pagine della rivista, in sintonia con un mondo giovanile sempre più cangiante e variegato, sempre più imprevedibile e capace di spiazzare, difficile da rinchiudere in schemi e categorie. Si chiudono velocemente gli anni ottanta illuminati dall’idea che tutto fosse possibile, gli anni dei paninari e dei Monclair, dei Roy Rogers come jeans. La musica era quella di Superclassifica Show. Ma sono anche gli anni di Chernobyl, della perestrojka, di papa Wojtyla e della Thatcher. Che si concluderanno con la caduta del muro di Berlino
Arriveranno veloci gli anni novanta, ancora carichi di entusiasmo, ma più calmo e romantico, e comunque l’ultimo decennio prima della paura del millennio e della crisi.
\1998

Anni complicati
Dal 1996 prende la direzione don Giuseppe Pelizza, ma dopo due anni parte in missione per l’Albania, una terra allora nel caos, lasciando il testimone a don Umberto De Vanna, che continua con passione il dialogo con i giovani e portando altro lustro ad una rivista che non ha bisogno di essere rinnovata, ma che cerca comunque il cambiamento e la novità.
Nel 2004 don Pelizza torna a dirigere la rivista fino al 2014. Quando arriva don Valter Rossi. Ma internet, i social e tanto vuoto ormai hanno bruciato lo spazio di vita di una rivista che il mondo adulto continua a riconoscere senza eguali.
2014
Non basta un restyling, benché apprezzato, per tenere aperta una rivista. Ci vogliono anche molti lettori, e quelli non ci sono più. Tanti istituti salesiani, che dovrebbero promuoverla tra i loro studenti, l’abbandonano. Resta l’amarezza per la chiusura della testata e la piccola speranza di aver trasmesso, in tanti anni, qualche valore prezioso a chi ha sfogliato queste pagine. Ieri come oggi.

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Un saluto a tutti i nostri affezionati ma purtroppo troppo pochi lettori

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"È la rivista mitica, se così la possiamo definire, che l'editoria cattolica italiana dedica al mondo giovanile da sempre".

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