Tra gli Hutong di Pechino

VIAGGI di Francesca Binfarè Pagine del mondo - 1    Tra gli hutong di Pechino      La capitale della Cina cons...


VIAGGI
di Francesca Binfarè

Pagine del mondo - 1








   Tra gli hutong di Pechino     

La capitale della Cina conserva ancora tesori della sua cultura millenaria, che la rendono uno dei luoghi più affascinanti dell’Oriente e che aveva conquistato Tiziano Terzani.

Un libro racconta emozioni, persone, storie, ma ci fa anche attraversare luoghi, immaginari o veri che siano. Soffermiamoci su quelli reali: spesso, i libri sono nati, si ispirano o sono legati a una città, a un Paese, a un posto specifico. A volte, possono essere utili tanto quanto una guida di viaggio, o complementari: nelle righe di uno scrittore si nascondono suggestioni e idee che altrove non si trovano.
Dunque, è bello attraversare le strade di una città facendosi in qualche modo guidare da un libro, ed è quello che faremo su Dimensioni Nuove da questo numero. Partiamo da Pechino, città raccontata dallo scrittore e giornalista Tiziano Terzani nel suo scorrere quotidiano e nelle sue trasformazioni: grande conoscitore dall’Asia, Terzani con La porta proibita ci introduce alla sua Cina e in particolare a Pechino, dove ha vissuto per alcuni anni.


Il libroLa porta proibita (Longanesi) è un saggio del giornalista e scrittore Tiziano Terzani, pubblicato nel 1985. Si tratta di una raccolta di articoli scritti da Terzani durante la sua permanenza in Cina, in cui arrivò con la famiglia nel gennaio del 1980.
In questi suoi scritti non risparmiava critiche al Paese e a quello che stava diventando, dopo la scomparsa di Mao. A causa di queste sue posizioni, Tiziano Terzani fu incarcerato, sottoposto a “rieducazione” dalle autorità cinesi ed espulso dal Paese.




Dai vicoli all’immensa Tian’anmen
Pechino, o meglio Beijing, è la capitale della Repubblica Popolare Cinese, di cui è il centro politico, economico e culturale. Dagli anni ’80, quelli in cui ci ha vissuto Tiziano Terzani, a oggi la città è diventata una vera e propria metropoli internazionale; con lei, come sappiamo, è cambiata profondamente anche la Cina. Gli immensi tesori della sua cultura millenaria, però, ci sono ancora, oggi come allora, anche se molte gloriose tracce del passato, come scrive lo stesso Terzani, sono state colpevolmente distrutte con l’arrivo di Mao e del comunismo.
Pechino è conosciuta per essere una delle più antiche capitali del mondo. Situata nella parte settentrionale delle pianure della Cina, ospita importanti monumenti di grande rilevanza storica, come la Città Proibita o il Tempio del Cielo, simboli non solo della città ma dell’intero Paese.
Sembra di vedere Terzani camminare tra gli stretti vicoli dell’antica struttura urbana chiamati hutong. Partiamo proprio da questi vicoletti perché profumano ancora del tempo della Cina che fu, quella più autentica che Tiziano Terzani ha cercato di vivere e raccontare, e che da alcuni decenni vengono protetti per impedire che il crescere della metropoli porti a una loro definitiva sparizione.
Anche i moderni turisti possono passeggiare (meglio ancora, percorrerle a bordo di risciò a pedali) lungo queste viuzze; ci sono diversi hutong sparsi nella città, ognuno con una sua caratteristica peculiare. Si trovano principalmente nella parte settentrionale della Pechino storica: lungo gli hutong si allineano gli antichi suheyuan, caratteristiche abitazioni quadrangolari che si affacciano su un cortile centrale – le tipiche case che tanto spesso vediamo in film di ambientazione cinese.
Chissà quante volte Terzani ha visto i portali di ingresso agli siheyuan chiusi, a garanzia della vita privata delle famiglie che vi abitavano. Attenzione: tra gli hutong quello con più curve è il Judaowan, dove è facile perdersi.
Sicuramente Terzani ha osservato la sterminata piazza Tian’anmen (o Tien’anmen), che pochi anni dopo la sua cacciata dalla Cina sarebbe diventata nota in tutto il mondo per la protesta popolare contro il governo (nel 1989), il cui simbolo è diventata la foto di un ragazzo solitario e disarmato che cercava di sbarrare la marcia di una colonna di carri armati.
Situata nel cuore della città, piazza Tian’anmen (che letteralmente significa Porta della Pace Celeste) è enorme: è lunga 880 metri e larga 500, e occupa una superficie di 440.000 metri quadrati. Il 1° ottobre 1949 qui si tenne la cerimonia di fondazione della Repubblica Popolare Cinese, e possiamo scommettere che a Terzani sarebbe molto piaciuto esserci in quell’occasione, per testimoniare un evento di portata storica.
Ecco, è con questi occhi curiosi e attenti che anche noi turisti dovremmo scoprire Pechino e le sue ricchezze. Magari dando anche un’occhia dall’alto: sulla piazza si può visitare la Tribuna omonima, e anzi il consiglio è di salire in cima per avere una bella visuale della piazza stessa, al cui centro si erge il Monumento agli Eroi del Popolo. A sud si trovano il Mausoleo del Presidente Mao Ze Dong, il Portale Frontale e la Torre della Freccia.
All’epoca delle dinastie Ming e Qing la Porta Tian’anmen era l’entrata principale per accedere al palazzo imperiale. Dalla morte di Mao, avvenuta nel 1976, sopra l’ingresso di Tian’anmen è esposto un suo ritratto. Nella parte orientale della piazza si trova il Museo Nazionale della Cina, che racconta con importanti reperti culturali la storia della nazione.

La Città Proibita e il Tempio del Cielo
Ovviamente, Pechino significa anche Città Proibita, di cui tutti abbiamo in mente i tetti spioventi e l’alto muro di cinta di colore rosso porpora. Nel palazzo (definizione riduttiva, in effetti), che si trova al centro di Pechino, hanno vissuto e governato 24 imperatori delle dinastie Ming e Qing. Costruita nel 1406, la Città Proibita ha quattro portali di accesso e una torre di vedetta a ogni angolo della struttura.
Volete visitarla? Ha 9.999 stanze e 980 edifici (del resto, era la residenza imperiale e cuore politico della Cina) ed è l’agglomerato di antiche strutture in legno più grande del mondo; per ammirare il Palazzo della Suprema Armonia, il Giardino Imperiale, la Sala delle porcellane e dei vasi, e tutti gli altri edifici e aree, bisogna prevedere almeno una mezza giornata. Uscendo dal Portale della Prodezza Divina si può andare verso il Parco Jinshan, dove godere di una vista panoramica della Città Proibita dall’alto del Padiglione Wanchun, che si trova all’interno del parco.
Altrettanto importante da visitare è il Tempio del Cielo, costruito nel 1420 nella parte sud-orientale della città storica dai Ming, e che rappresenta la massima espressione dell’architettura di questa dinastia: è considerato uno dei simboli della città di Pechino, ed è un complesso di edifici taoisti. Le costruzioni che lo compongono hanno coperture di colore blu, per simboleggiare appunto la volta celeste.
Durante la visita, si può entrare dal portale sud e uscire da quello occidentale passando per l’Altare Circolare, la Volta Celeste Imperiale e la Sala della Preghiera per il Buon Raccolto. Probabilmente, l’immagine che tutti abbiamo negli occhi del Tempio del Cielo è proprio quella di quest’ultima sala: costruita su una terrazza, ha forma circolare e tre livelli di tetti spioventi. Dopo questa visita ci si può fermare alla Casa da tè Tianqiao per un buon tè, ovviamente, mentre si assiste a rappresentazioni teatrali popolari.
Se poi si esce di una ventina di chilometri dalla città di Pechino si può visitare il giardino meglio conservato della Cina, il Palazzo d’Estate, o Yiyehuan. Della sua superficie, tre quarti sono occupati dall’acqua. Il parco unisce lo splendore dei giardini imperiali della Cina settentrionale e l’eleganza dell’architettura del sud del Paese.
Infine, non ci resta che chiudere con il cibo. A proposito di piatti rinomati, tutti conoscono l’anatra laccata, gloria della cucina del Paese. La famosa kaoya di Pechino non è un’anatra ma un’oca arrosto, ed è considerata il cibo più delizioso della tradizione gastronomica cittadina. Mangiamola, pensando di avere come commensale Tiziano Terzani.



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