Lasciateci stare!

HASHTAG di Elena Giordano Crescere bene Lasciateci stare! Certe volte gli adulti non hanno proprio niente da insegnare. Eppur...


HASHTAG
di Elena Giordano


Crescere bene

Lasciateci stare!
Certe volte gli adulti non hanno proprio niente da insegnare. Eppure continuano a parlare, pontificare, giudicare… e se fosse arrivato il momento di dire: “basta”?

Questa è una storia in cui vale tutto, ma anche niente. È una storia che diventa – come la vita – esattamente come la desideriamo, a seconda di come la guardiamo. È una storia doppia, in cui le persone generano azioni con conseguenze, positive e negative. È una storia in cui vincono i giovani, poi scopriremo perché.

Storia 1: la legge del buon senso
Il contesto “mediatico”: vaccini, che per alcuni – ossia il mondo scientifico – sono indispensabili e per altri – chi decide senza controllare i dati e le evidenze scientifiche – inutili e anche dannosi.
Il fatto: in un liceo del Piemonte, un’intera classe si vaccina perché un compagno, Simone, è affetto da osteosarcoma e potrebbe contrarre infezioni “passate” dagli amici (purtroppo Simone morirà a causa della sua malattia pochi mesi dopo). Nessuno li obbliga, decidono affidandosi al buon senso.

Storia 2: la legge della paura del diverso
Il contesto “mediatico”: ogni volta che si presenta qualcuno di diverso in mezzo a noi (per religione, colore della pelle, sesso, comportamento, ecc.) preferiamo ritirarci e andarcene.
Il fatto: in provincia di Modena, una mamma organizza una festa di compleanno per il proprio figlio autistico di quattro anni e quasi nessun amichetto si presenta. La situazione viene raccontata dai mezzi di informazione, intervengono gli inviati di una trasmissione televisiva, qualche mamma si giustifica, i contorni della vicenda non sono del tutto chiari. Ma il fatto resta: questa non è stata considerata, dai genitori della classe, una festa come le altre.

Fatto 1 e Fatto 2 hanno un elemento in comune: sono generati da scelte. In un caso dei giovani, nell’altro degli adulti (con conseguenze sui bambini).
La differenza è lampante: nel Fatto 1 i ragazzi agiscono sommando cuore e ragione, opportunità e serietà, amicizia e intelligenza. Nel Fatto 2 gli adulti agiscono per paura, pregiudizio, difficoltà a fare un passo avanti verso l’altro (cosa che comporterebbe, questo è vero, un po’ di disagio e un po’ di fatica).
Sembra quasi che, passando gli anni, gli esseri umani smettano di essere totalmente umani e si arrocchino nelle loro comfort zone, che sono quelle in cui l’altro sta fuori, lontano e non disturba.





Da quale parte stare
Usciamo dai due Fatti, 1 e 2, per parlare in generale: i giovani sono migliori. Sì, possiamo dirlo forte e andare pure fieri mentre lo scriviamo sui muri (no, i muri meglio di no). Abbiamo una fiamma che non si spegne, che brucia di più, e sappiamo distinguere subito, di cuore, da quale parte stare.
E allora… perché nei tg si parla in modo schizofrenico di noi? Perché i giovani sono solo, nell’ordine, esagerando un po’: Fedez&Ferragni, drogati, piercing, hip-hop, Papa Boys, sbandati, sportivi senza cervello, sportivi con cervello, fissati per gli sport estremi, occupatori di licei, casinari da discoteca? O santi subito oppure peccatori incalliti… a 17-18 anni? Una esagerazione televisiva davvero sciocca. Qualcosa non funziona: di sicuro, ma negli adulti, e in chi vuole raccontare la società contemporanea esagerando un po’ con le pennellate violente.
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BOXInclusione? Facciamo un passo oltreQuesta parola viene spesso usata per indicare un atteggiamento che tutti dovrebbero tenere, nel momento in cui si rapportano con il “diverso” (il bambino con una disabilità, il musulmano, il profugo che viene a mangiare alla mensa, il compagno che parla un’altra lingua).
Allo stesso modo, molto gettonato è anche il termine “integrazione” che, purtroppo, dati i fatti di cronaca degli ultimi mesi, viene usato per indicare “cattivi modelli di…” che stanno generando tensioni nelle città.Il tema è davvero molto, molto complesso. Ma sarebbe bello che, a volte, gli adulti prendessero esempio da noi: l’inclusione è naturale, a scuola come all’oratorio. Chi arriva e parla male la nostra lingua viene aiutato, ci si intende a gesti. Gli si fa provare la nostra pizza, gli si fa vedere come prendere i mezzi pubblici. Così, semplicemente, senza stressare il fatto che c’è una diversità importante di base: quella resterà sempre, ma perché farla diventare elemento “distanziatore”? Mistero.


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Restiamo umani
Ecco perché il grido del titolo di questo articolo: “Lasciateci stare!”, ovvero, lasciateci essere giovani. Non imponeteci modelli adulti: ci sarà tempo per diventare come voi, cari genitori. O come scienziati, imprenditori, uomini di successo, personaggi illuminati. Per il momento cerchiamo di restare umani, di non imbarbarirci. E nel frattempo cresciamo, proprio come dite voi.
Alla festa di compleanno di un bimbo autistico saremmo andati, così come a quella di un compagno musulmano, o di un cinese. Avremmo riso e scherzato insieme e cercato “terreni comuni” per stare bene. Non è difficile, lo facciamo ogni giorno a scuola, in parrocchia, nel gruppo sportivo. Senza tante scene e sovrastrutture: noi non le abbiamo, fatevene una ragione.
Volete un esempio? Una giocatrice di colore della Nazionale Italiana di Pallavolo si è messa a sorridere raccontando ai giornalisti: «Ma davvero voi pensate che negli spogliatoi noi stiamo a guardare il colore della pelle di una o dell’altra?». Ecco, funziona così: i giovani sono autentici. Stop. Il resto non conta, è un problema di altri, che – proprio per questa stortura mentale – poi si cacciano nei pasticci e al posto di parlare di integrazione arrivano a parlare di “disintegrazione”.
Quindi, oltre a “mollateci”, abbiamo anche un altro suggerimento, molto alla romana: “ripigliatevi!”.

BOX                                               
“Lasciate che vengano a me”
Impegnati a diventare adulti in fretta, per essere finalmente liberi di far quel che vogliamo – più o meno – spesso ci dimentichiamo che il Vangelo va da tutt’altra parte. O meglio: le parole di Gesù sono molto chiare e fanno riferimenti ai “piccoli”. Ma non si sta parlando solo di età anagrafica, bensì di predisposizione dell’animo.Quando Gesù afferma: “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli” (Matteo 19,13-15) non intende mettere al centro dell’attenzione solo i bimbi, ma tutti coloro che sono “piccoli”, ossia indifesi, puri, bisognosi di cura e attenzione.Mentre l’uomo cerca di accaparrarsi potere, posizioni dominanti, ricchezza, Gesù avvisa: puoi andare a Messa anche tre volte al giorno, sedere nel primo banco, ma se il tuo cuore è indurito, se la tua attenzione verso gli altri è pari a zero… sei davvero molto lontano dal mio messaggio.


BOX

A 20 anni
a 50 anni
“vedi” amici dappertutto
“vedi” qualche amico, senza esagerato entusiasmo
sei disposto a dividere quello che hai
difendi la posizione a qualunque costo
credi nel futuro
credi un po’ nella fortuna
sei fiducioso
sei realista
vedi la diversità come una ricchezza
vedi la diversità come una minaccia
non hai paura che succedano brutte cose
sai che prima o poi qualcosa di brutto succede
credi nel merito sul lavoro
credi nel merito, ma vedi anche le raccomandazioni
credi nel grande amore, nei sentimenti puri
credi nell’amore, con pacatezza
totale: vita vissuta con colori sgargianti
totale: vita vissuta con colori pastello
suggerimenti: continuare così
suggerimenti: tornare, specie nello spirito, un po’ ventenni

























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  1. Ragazzi, non generalizzate, per favore. Sono over 50, ma non tutti gli adulti sono come lì dipingere voi perché rischiate di commettere lo stesso sbaglio che riconoscete ai media quando si parla di giovani.
    Per me la diversità non è una minaccia,non credo nella fortuna, ma nel merito sì, guardo al futuro e vedo tanti amici e, a quasi 30 anni di matrimonio, credo nell'amore e nella sua forza dirompente

    RispondiElimina

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