Questo mondo non è da buttare

SOCIETÀ di Ilaria Beretta Alla larga i profeti di sventura Questo mondo non è da buttare La gente sembra pessimista. Certo, i pr...


SOCIETÀ
di Ilaria Beretta

Alla larga i profeti di sventura
Questo mondo non è da buttare
La gente sembra pessimista. Certo, i problemi non mancano. Eppure, dati alla mano, il pianeta mai come in questo periodo è migliorato. E continua a farlo.

Guerre, violenza, calamità naturali, malattie, licenziamenti, catastrofi, corruzione: le cose nel mondo vanno male e sembrano destinate a peggiorare. I ricchi diventeranno più ricchi, i poveri più poveri; il numero di chi non ha da mangiare aumenta e – se non ci affrettiamo a prendere provvedimenti – finiremo presto tutte le risorse naturali.
Questa è l’immagine che quasi tutti gli occidentali hanno impresso nella mente, aiutati da giornali e notiziari che descrivono l’apocalisse. Come si capisce, si tratta di una visione molto drammatica che però – per fortuna – è ben lontana dalla realtà.
Già, perché la maggioranza della popolazione mondiale vive a metà strada della scala di reddito e dunque non è ricca ma nemmeno povera: le famiglie hanno due figli in media che vanno a scuola e i neonati sono vaccinati contro almeno una malattia.

Idee sbagliate
Certo, le difficoltà esistono ancora in tutti i Paesi del mondo, e in alcuni casi restano gravi, ma in generale il mondo è migliorato e lentamente continua a farlo. Lo dicono i dati di tutte le organizzazioni: Onu, Unicef, Fao... eppure nessuno sembra accorgersene.
Anzi: su povertà e ricchezza, crescita demografica, nascite, morti, istruzione, salute e poi violenza, energia e ambiente la gente s’immagina uno scenario troppo negativo. Non stiamo parlando di passanti disinformati: anche insegnanti, docenti universitari, consulenti finanziari, giornalisti, manager, diplomatici e politici hanno un’idea sbagliata del mondo e ciò è particolarmente grave visto che, per fare il loro lavoro, avrebbero tutti bisogno di capire almeno come stanno le cose.
Ma da dove arriva la tendenza al pessimismo che li affligge? Innanzitutto, chi ne è colpito è vittima di un’idea del mondo sorpassata, che ormai non è più valida. Immaginate di avere studiato numeri e dati su una certa faccenda vent’anni fa e di pretendere, nonostante i cambiamenti, di poterli usare ancora oggi per decifrare la realtà.
Inoltre, il nostro cervello funziona troppo di fretta e questo atteggiamento porta a ragionamenti già conosciuti, che sono comodi e veloci, ma spesso tralasciano dettagli importanti per inquadrare problemi complessi.

La povertà è diminuita
Proprio per sconfiggere il pessimismo senza ragione della gente Hans Rosling, medico e statistico svedese scomparso all’inizio del 2017, ha creato la fondazione Gapminder che raccoglie e divulga i dati ufficiali sulla situazione del mondo.
Insieme al figlio Ola e alla nuora Anna, ha dedicato la sua vita a fare conferenze e grafici che potessero raccontare veramente il punto in cui ci troviamo sotto il profilo economico, sociale, sanitario. A ogni incontro Rosling faceva delle semplici domande per capire quale fosse la percezione del mondo del suo pubblico e i risultati sono stati ovunque disastrosi.
Uno dei più grandi errori in cui incappa chi abita tra Europa e Stati Uniti riguarda proprio la povertà. Negli ultimi vent’anni la popolazione mondiale che vive in condizioni di indigenza estrema si è quasi dimezzata eppure – secondo i dati raccolti da Rosling – solo il 7% delle persone lo sa. Oggi coloro che vivono con un dollaro al giorno, lavorando la terra e camminando a piedi nudi, senza acqua corrente e possibilità di comprare farmaci sono un miliardo, più o meno il 9% della popolazione mondiale, mentre dal 1800 al 1966 queste condizioni erano la norma per tre quarti degli abitanti del pianeta.
Solo da questa data in avanti, infatti, le cose hanno iniziato ad andare meglio e mai prima degli ultimi vent’anni c’era stato un calo tanto importante di povertà. Prendiamo l’India o la Cina: nel 1997, il 42% degli abitanti era poverissima. L’anno scorso in India questa cifra era scesa al 12%, con un totale di 270 milioni di poveri in meno rispetto a vent’anni fa; mentre in Cina il dato è addirittura precipitato allo 0,7%. Stesso periodo, stessa storia per l’America latina che ha ridotto la povertà dal 14 al 4% con 35 milioni di disperati in meno.

Le bambine tornano a scuola
Fino agli anni Settanta, erano dunque molti i genitori che non potevano permettersi di mandare tutti i figli a scuola e che – dovendo scegliere – davano la priorità ai maschi. Questo ha creato un grande squilibrio nei confronti delle ragazze alle quali l’istruzione era vietata.
Anche sotto questo punto di vista però le cose vanno meglio e in tutti i continenti – indipendentemente da cultura e religione – il 90% delle bambine riesce a frequentare almeno qualche classe (appena il 2% in meno rispetto ai coetanei maschi). Certo, c’è da lavorare per azzerare del tutto le differenze d’istruzione tra ragazzi e ragazze che si vedono ancora alle scuole medie e superiori, ma almeno il primo passo è stato fatto.
Oltre alla povertà, nell’ultimo secolo si è dimezzato anche il numero annuale di morti per calamità naturali tanto che ora corrisponde solo al 25% di quello di un secolo fa. La natura non è cambiata: la ragione per cui oggi le calamità uccidono molte persone in meno è che la maggioranza delle persone non vive più in condizioni di povertà estreme ed è dunque più attrezzata contro le avversità.
Nel mondo si muore meno anche perché l’88% dei neonati vengono vaccinati almeno contro una malattia (nel 1980 erano il 22%). Pure le infezioni da Hiv, il virus responsabile dell’Aids, sono calate passando – dal 1996 al 2016 – da 549 milioni di persone contagiate ad “appena” 241. Anche grazie a questi miglioramenti, oggi l’aspettativa di vita è salita a 72 anni, più o meno dieci in più rispetto al 1973.

Siamo più sicuri
Con buona pace di chi sbandiera il contrario per suo tornaconto, i dati dicono poi che anche sul fronte sicurezza c’è da stare tranquilli. Negli Stati Uniti, per esempio, il tasso dei crimini violenti è in calo dal 1990. Quell’anno ne furono denunciati circa 14 milioni e mezzo; nel 2016 la cifra era sotto ai 9 milioni e mezzo.
E il terrorismo? Beh, quello sta crescendo: tra il 2007 e il 2016 ne sono state vittime 159mila persone, più o meno il triplo del decennio precedente. Anche in questo caso però le cose non stanno come pensiamo: nei Paesi ad alto reddito – di cui fa parte tutto l’Occidente – in questo stesso periodo gli attacchi sono diminuiti di 3 volte.
Eppure il clima di minaccia è altissimo nell’Unione Europea anche se la crescita del terrorismo si registra soprattutto in Iraq, Afghanistan, Nigeria, Pakistan e Siria. Infine, mai state di meno le guerre e persino le armi nucleari passate da 64 migliaia di testate (1986) alle 9 del 2017.
Ma che il mondo sta migliorando non si capisce solo dal fatto che va meno peggio del passato. A crescere sono anche cose belle come il diritto di voto alle donne (introdotto in Italia solo nel 1946) che ormai è realtà in tutti i Paesi del mondo. Tra le novità positive del pianeta, ci sono i parchi e le aree protette: in un secolo la loro superficie è passata dallo 0,03 al 14,7%.
Infine ottimi numeri vengono dalla cultura che è in crescita: in Italia i visitatori dei musei non sono mai stati così alti (l’anno scorso hanno raggiunto quota 50 milioni); in tutto il mondo ogni anno escono 11mila film e 6 milioni e duecentomila nuovi brani musicali… A livello globale sono persino aumentate le chitarre che nel 1962 erano 200 ogni milione di persone e oggi sono una ogni cento abitanti!

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